Israele: iniziate le operazioni del giacimento di Leviathan

Pubblicato il 31 dicembre 2019 alle 18:30 in Egitto Israele

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Il giacimento israeliano offshore Leviathan, il 31 dicembre, ha dato avvio alle operazioni di pompaggio. Per il consorzio operativo si tratta di un punto di svolta per l’economia di Israele.

Si tratta del maggior giacimento di gas israeliano, definito, nel 2010, la riserva di gas naturale più grande scoperta in un decennio. Si trova a circa 130 km ad Ovest della città portuale di Haifa, sul Mar Mediterraneo, ed è controllato da un consorzio di tre società, Noble Energy, Delek Drilling e Ratio. Sono state proprio queste a dichiarare, il 31 dicembre, che con l’inizio dei lavori, Israele diviene ufficialmente un esportatore rilevante di gas naturale, per la prima volta nella storia del Paese.

Tra i principali destinatari di gas provenienti da tale giacimento vi è l’Egitto. A detta di un portavoce di Delek, ci si aspetta che le esportazioni verso Il Cairo verranno avviate nel breve termine, dopo che il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha già dato il via libera.

Leviathan ha la capacità di contenere circa 535 miliardi di metri cubici di gas naturale, oltre a 34.1 milioni di barili di condensato. Secondo il consorzio operativo, il giacimento porterà ad una riduzione immediata del prezzi dell’elettricità nazionale e si prevede che presto il gas naturale potrà sostituire il carbone come fonte principale per la produzione di corrente.

Al di là dell’importanza a livello nazionale, Israele spera che Leviathan riuscirà altresì ad instaurare legami strategici con l’estero. A tal proposito, il 19 febbraio 2018, Israele ha concluso un “accordo storico”, del valore di 15 miliardi di dollari, per la vendita di gas naturale all’Egitto. Le parti interessate erano la società israeliana Delek e la compagnia privata egiziana Dolphinus Holdings. I patti prevedevano l’acquisizione, da parte dell’azienda egiziana, di 64 miliardi di metri cubi di gas in 10 anni, non appena le infrastrutture del gasdotto sarebbero state pronte, e sarebbe continuata fino all’adempimento dei termini previsti dal contratto o fino alla fine del 2030.

In tale quadro, il 27 settembre 2018, un consorzio israelo-americano composto dalla compagnia americana Noble Energy ed il suo partner israeliano, Delek, insieme alla compagnia egiziana EMG, hanno acquistato il 39% di un oleodotto, precedentemente in disuso, che collega la città costiera israeliana di Ashkelon con la penisola del Sinai settentrionale. Il consorzio ha pagato 518 milioni di dollari per l’utilizzo del gasdotto dell’EMG.

Il gas naturale proverrebbe proprio dai giacimenti offshore di Leviathan e Tamar, al largo delle coste israeliane e libanesi. Quando era stato scoperto, nel 2009, il giacimento di Tamar, situato a 90 km al largo della costa settentrionale di Israele, costituiva la più grande riserva di gas a livello mondiale. Si stima che le sue riserve superino i 238 miliardi di metri cubici.

I funzionari israeliani hanno definito l’accordo del febbraio 2018 il più importante da quando Egitto e Israele hanno firmato il trattato di pace del 1979. L’amministratore delegato di Delek, Yossi Abu, aveva definito l’acquisto del gasdotto “la pietra miliare più significativa per il mercato del gas israeliano” ed il bacino di Leviathan “l’ancora principale per l’energia nel Mediterraneo”.

Se tutto andrà secondo i piani, sarà la prima volta che l’Egitto importerà gas da un suo vicino. Un altro partner verso cui Israele volge lo sguardo è la Giordania, Paese che acquista, da circa tre anni, gas dal giacimento di Tamar. In tal caso, per alcuni, instaurare rapporti diplomatici sarà più difficile. Sebbene Israele e Giordania abbiano firmato un accordo di pace nel 1994, l’occupazione di terre considerate palestinesi è al centro dell’opposizione da parte della popolazione giordana, la quale considera un eventuale accordo, in materia di importazione di gas, un modo per sostenere l’occupazione di Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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