Iraq: presa d’assalto l’ambasciata statunitense

Pubblicato il 31 dicembre 2019 alle 12:46 in Iraq USA e Canada

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Centinaia di cittadini iracheni hanno preso d’assalto, martedì 31 dicembre, l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad.

In particolare, i manifestanti, sventolando bandiere filo-iraniane, si sono radunati presso il compound dell’ambasciata situata nella Green Zone della capitale irachena, attaccando l’ingresso principale e bruciando una delle porte, oltre ad apportare danni al quartier generale delle forze di sicurezza. Mentre lanciavano bottiglie di vetro e distruggevano le telecamere di sicurezza, i cittadini iracheni inneggiavano slogan contro gli Stati Uniti, come: “Abbasso gli USA!”, “Morte agli Stati Uniti”. La richiesta principale, il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq.

Nonostante il clima di proteste contro il governo iracheno continui a caratterizzare l’intero Paese, l’episodio del 31 dicembre prende avvio dagli attacchi perpetrati da Washington il 29 dicembre, quando raid aerei hanno colpito le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah situate in Siria e in Iraq, provocando circa 25 morti. Si tratta di un gruppo paramilitare sciita iracheno, noto altresì con il nome di Kataib, supportato dall’Iran e particolarmente attivo nel corso della guerra civile sia irachena sia siriana.

I manifestanti hanno sventolato bandiere delle Forze di Mobilitazione Popolare, un gruppo paramilitare di cui le Brigate di Hezbollah rappresentano una ramificazione. I tentativi di assalto all’ambasciata statunitense hanno avuto luogo dopo i funerali dei combattenti uccisi nelle vicinanze di Baghdad e dei militanti delle Brigate rimasti uccisi a seguito dei raid statunitensi. Le forze di sicurezza, poste al controllo della Green Zone, sono state viste indietreggiare all’avanzata dei manifestanti.

Poco prima dell’inizio degli sconvolgimenti popolari, il personale statunitense presso l’ambasciata era stato fatto evacuare. Tra i membri che hanno lasciato l’edificio, anche l’ambasciatore degli USA in Iraq, Matthew Mueller. Da parte sua, Washington ha accusato le autorità irachene per non aver profuso gli sforzi necessari a salvaguardare gli interessi degli Stati Uniti, a seguito dei raid del 29 dicembre. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha rivelato che gli USA hanno più volte messo in guardia il governo iracheno e condiviso informazioni con esso per cercare di proteggere le forze statunitensi in Iraq. Il funzionario ha ricordato che i militari e i diplomatici statunitensi sono in nel Paese “su invito del governo iracheno” ed è, pertanto, suo dovere proteggerli.

I raid condotti da Washington il 29 dicembre sono giunti dopo l’attacco missilistico perpetrato contro una base militare irachena il 27 dicembre che ha causato la morte di un civile statunitense. L’operazione è stata condotta nei pressi della città irachena di Kirkuk, ricca di risorse petrolifere, ed ha provocato altresì il ferimento di altri funzionari, 4 statunitensi e 2 membri delle forze di sicurezza irachene. Gli Stati Uniti hanno accusato le milizie di Kataib per aver perpetrato l’attacco, le quali avrebbero impiegato più di 30 missili. Il gruppo sciita, da parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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