Iran: confiscata una nave per contrabbando di carburante

Pubblicato il 31 dicembre 2019 alle 9:53 in Iran Medio Oriente

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Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato una nave sospettata di contrabbando di carburante e arrestato 16 membri dell’equipaggio di provenienza malese.

A riferirlo, il 30 dicembre, la televisione di Stato iraniana, la quale ha specificato che il carburante trasportato dall’imbarcazione confiscata ammonta a circa 1.3 milioni di litri. La nave, di cui attualmente non si conosce il nome, è stata sequestrata a 15 miglia nautiche dall’isola di Abu Musa, nel Sud del Golfo Persico. Il comandante della Marina delle Guardie per la regione, il generale di brigata Ali Ozmayi, ha affermato che i 16 membri malesi sono stati arrestati. Inoltre, è stato specificato che si tratta della sesta nave confiscata dalle Guardie, sempre per sospetto di contrabbando di carburante.

Nel mese di settembre scorso, l’Iran ha sequestrato un’altra imbarcazione e arrestato 12 membri dell’equipaggio, di provenienza filippina, nello Stretto di Hormuz. Precedentemente, il 14 luglio, una petroliera è stata confiscata con la medesima accusa di sospettato contrabbando di carburante, seguita da un ulteriore caso, risalente al 31 luglio.

In tale quadro, uno degli episodi di maggiore rilevanza, del 2019, riguarda la petroliera battente bandiera britannica, dal nome Stena Impero, liberata ufficialmente il 27 settembre, quando questa ha lasciato Bandar Abbas, città portuale sulla costa meridionale dell’Iran. L’imbarcazione era stata confiscata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran, nella giornata di venerdì 19 luglio, su richiesta delle autorità marittime nazionali. La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita quando ha improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz. Il motivo della confisca sarebbe da far risalire alla mancata adempienza alle leggi marittime internazionali. Accuse, queste, negate sia da Londra sia dall’equipaggio a bordo.

La confisca da parte iraniana era giunta in risposta alla detenzione della petroliera iraniana ex Grace 1, al momento nota col nome di Adrian Darya, bloccata il 4 luglio e rilasciata ufficialmente il 19 agosto dopo diverse vicende, tra cui un fermo statunitense, con l’assicurazione iraniana che la nave non si sarebbe diretta verso Damasco con i suoi 2.1 milioni di barili di petrolio a bordo. Nel caso di Adrian Darya, l’accusa era proprio quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Tuttavia, la petroliera naviga nel Mediterraneo fin dal suo rilascio e sembra che il 2 settembre abbia sospeso il proprio sistema di localizzazione. Ciò ha indotto a sospettare che abbia salpato nuovamente verso le coste siriane. In tale quadro, il 13 settembre scorso, gli Stati Uniti hanno rivelato di possedere prove sul fatto che la petroliera iraniana Adrian Darya 1 abbia trasferito greggio al governo siriano, nonostante Teheran abbia sempre negato di vendere petrolio al suo vicino in Medio Oriente.

Il 30 agosto, la ex Grace 1 è stata inserita nella temuta lista americana. In seguito a questa decisione, gli Stati Uniti hanno specificato che il trattamento varrà anche nei confronti di chiunque presti assistenza alle navi iraniane, perché ciò significherebbe supportare un gruppo terroristico, ovvero il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica. Il Dipartimento americano, insieme a questa dichiarazione, ha altresì specificato che le consegne di petrolio alla Siria, da parte dell’imbarcazione di Teheran, rappresentano una presa di posizione a favore del presidente siriano Bashar al-Assad, accusato di perpetrare una lunga guerra nel Paese mediorientale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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