Taiwan: la democrazia è a rischio per noi come per Hong Kong

Pubblicato il 30 dicembre 2019 alle 12:57 in Cina Hong Kong

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La presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha citato una presunta lettera di un cittadino di Hong Kong in un discorso pubblico per ribadire che la democrazia è a rischio anche nell’isola, a causa dell’ingerenza cinese.

Taiwan si sta preparando alle elezioni presidenziali e parlamentari, previste per l’11 gennaio, e l’attuale presidente sta sottolineando i rischi legati ad un’eccessiva ingerenza di Pechino negli affari interni dell’isola. Parlando durante un dibattito elettorale televisivo, Tsai ha letto alcuni estratti di una lettera che ha dichiarato di aver ricevuto da un giovane manifestante di Hong Kong. Non ha nominato la persona in questione e non ha specificato quando è stata scritta la lettera.

Tsai ha letto: “Chiedo alla gente di Taiwan di non credere ai comunisti cinesi, di non credere a nessun funzionario pro-comunista e di non cadere nella trappola della Cina “.”La gente di Taiwan ha vissuto i propri traumi sotto la legge marziale prima di adottare la democrazia e ora sta vedendo la fine di Hong Kong”, ha continuato Tsai, citando la lettera. Il presidente ha affermato di aver voluto leggere tale missiva per ricordare alla gente l’importanza del loro voto. “L’11 gennaio, il voto nelle nostre mani può decidere se il nostro stile di vita democratico di oggi può continuare. Il mondo intero sta guardando cosa farà Taiwan”, ha aggiunto. 

Tsai e il suo principale avversario, Han Kuo-yu del Kuomintang, che invece incoraggia stretti rapporti con la Cina, hanno entrambi criticato il modello “un Paese, due sistemi”, che Pechino impone a territori con autonomie come Hong Kong e Taiwan. Tuttavia, Han ha affermato che Tsai sta “ingannando” il popolo, usando la sua lotta per cercare di ottenere voti. “Stanno sanguinando per la lotta contro la Cina, mentre si stanno godendo i guadagni elettorali. La tua campagna si basa sul sangue delle persone di Hong Kong. Stai sfruttando i valori che sostengono ”, ha denunciato il candidato. 

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si auto-definisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese.

La  Cina chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale.

L’isola ad oggi intrattiene relazioni formali con solo 15 Stati: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. Taiwan e la repubblica insulare del pacifico, Kiribati, hanno annunciato l’interruzione dei legami diplomatici, il 20 settembre. Secondo Taiwan, la Cina avrebbe offerto la fornitura di aeroplani e traghetti per spingere il piccolo Stato a tale decisione. 

Questo sviluppo è stata un colpo particolarmente duro per Taipei, considerando che, il 16 settembre, anche le Isole Salomone avevano annunciato che avrebbero tagliato i rapporti con Taiwan. Anche questa decisione è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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