India: polizia scheda i manifestanti con il riconoscimento facciale

Pubblicato il 30 dicembre 2019 alle 16:53 in Asia India

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La polizia di Nuova Delhi sta utilizzando un software di riconoscimento facciale per identificare la folla nelle manifestazioni contro la controversa legge sulla cittadinanza.

Il software per il sistema di riconoscimento facciale automatizzato, noto con l’acronimo AFRS, era stato adottato dalla polizia di Nuova Delhi per identificare i minori scomparsi. Un portavoce delle forze di sicurezza ha riferito che tale tecnologia è stata utilizzata per la prima volta anche in una manifestazione, il 22 dicembre. “L’uso del sistema per la schedatura e la sorveglianza nelle manifestazioni pubbliche è illegale e incostituzionale. È un atto di controllo di massa”, ha affermato Apar Gupta, direttore esecutivo del gruppo di difesa digitale, Internet Freedom Foundation.

Il quotidiano Indian Express ha citato un portavoce della polizia di Delhi che ha affermato che gli agenti hanno usato tale tecnologia “sulla base di informazioni dell’intelligence credibili su possibili attacchi”. “La polizia di Delhi assicura che sono in atto i migliori controlli e che sono garantiti gli standard massimi contro qualsiasi potenziale uso improprio dei dati. La profilazione razziale o religiosa non è mai un parametro rilevante durante la costruzione di questi set di dati”, ha affermato il portavoce. Le immagini di poliziotti con telecamere in alcune proteste hanno suscitato preoccupazione per l’utilizzo di tali filmati. 

Lo Stato dell’Uttar Pradesh, il più popoloso dell’India, aveva già effettuato una serie controlli e minacciato i manifestanti di confiscare le proprietà dei cittadini che scendono in piazza, come risarcimento per i danni provocati ai beni pubblici. Le autorità statali hanno richiesto milioni di rupie a oltre 200 persone e hanno minacciato di confiscare le loro proprietà. Il governatore dell’Uttar Pradesh è Yogi Adityanath, un politico del partito indù di destra, il Bharatiya Janata (BJP), che ha sostenuto la legge sulla cittadinanza. Inoltre, il 24 dicembre, le autorità federali indiane avevano rafforzato le misure di sicurezza e bloccato Internet in varie città, mentre le proteste continuavano in tutto il Paese. 

Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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