Grecia: ricorso alla Corte Internazionale se la disputa con la Turchia non si risolve

Pubblicato il 30 dicembre 2019 alle 15:19 in Grecia Turchia

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Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha dichiarato, domenica 29 dicembre, che se Atene e Ankara non dovessero riuscire a risolvere la disputa sui confini marittimi del Mediterraneo sarà necessario il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia dellAia. La controversia è esplosa con laccordo, firmato tra Libia e Turchia il 27 novembre, nel quale si prevede la creazione di una zona economica esclusiva sotto la giurisdizione di Ankara. Grecia e Cipro, che da anni rivendicano la loro sovranità su quella porzione del Mediterraneo, considerano nullo laccordo perché in violazione delle regole del diritto internazionale. In particolare, a loro avviso, la mossa della Turchia mira ad ostacolare lo sviluppo dei rivali regionali di Ankara, destabilizzando larea e impedendo loro lo sfruttamento del gas naturale.

Il premier Mitsotakis ha parlato delle sue intenzioni con la Turchia in unintervista rilasciata domenica e, in tale occasione, ha ribadito il suo impegno nel discutere delle divergenze marittime a un livello politico e diplomatico. Ma dobbiamo affermare chiaramente che se non troveremo una soluzione allora le rivendicazioni che la Grecia porta avanti dovranno essere valutate da un arbitro internazionale come la Corte Internazionale di Giustizia dellAia, ha chiarito il primo ministro greco. A inizio dicembre, Cipro aveva già chiesto lintervento della Corte per salvaguardare i suoi diritti minerari offshore. La Turchia, tuttavia, non ha ancora risposto a tale intervento. “Nessuno dovrebbe cercare di bloccarci, di intrappolarci nelle nostre coste o di calpestare i nostri diritti economici”, ha detto una settimana fa il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Ankara sostiene che le diverse isole vicino alle sue coste, rivendicate dalla Grecia ai sensi di trattati postbellici, sono in realtà “zone grigie”.

Mitsotakis ha anche dichiarato che la Grecia intende prendere parte ai negoziati sulla Libia, promossi dalle Nazioni Unite e in programma a gennaio nella capitale della Germania, Berlino. Non vogliamo che un nostro vicino sia fonte di instabilità. Per questo, vogliamo mettere la nostra parola nello sviluppo della Libia, ha detto Mitsotakis. Intendiamo far parte della risoluzione della guerra in Libia dal momento che ci riguarda. La Libia è il nostro vicino marittimo naturale, non la Turchia, ha poi specificato il primo ministro.

Il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, si era recato a Benghazi, in Libia, il 22 dicembre, per incontrare il generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar.L’incontro, stando a quanto riportato dal quotidiano ellenico Ekathimerini, è stato dedicato alla discussione degli ultimi sviluppi in materia di sicurezza in Libia e all’individuazione di strategie per porre fine alle ostilità.In aggiunta, secondo quanto si apprende, nel corso dell’incontro con il generale Haftar, Dendias ha avuto modo di ribadire la posizione della Grecia nei confronti del Memorandum d’Intesa siglato tra Tripoli e Ankara lo scorso 27 novembre sulla definizione dei confini marittimi.Nel frattempo, in risposta al memorandum siglato tra Turchia e Libia, i presidenti di Cipro, Grecia e Israele hanno annunciato la firma, nel prossimo mese di gennaio, di un accordo sulla costruzione di un gasdotto nel Mediterraneo orientale. Tale progetto, ha dichiarato la Grecia, continuerà nonostante le obiezioni della Turchia. Il gasdotto, riporta Ekathimerini, collegherà direttamente le risorse energetiche del Mediterraneo orientale alla Grecia e all’Italia attraverso le isole di Cipro e Creta, senza però toccare acque della Turchia, la quale si è rivelata contraria all’accordo.

Per quanto riguarda la Libia, il 26 dicembre, Erdogan ha dichiarato che, a seguito della richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” mossa da Tripoli, il Parlamento di Ankara discuterà un progetto di legge, nel gennaio 2020, che gli consentirà di inviare truppe di terra in Libia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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