Dalla Siria alla Libia: 1600 mercenari reclutati da Ankara

Pubblicato il 30 dicembre 2019 alle 13:04 in Libia Siria

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L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che sono almeno 1600 i mercenari che dalla Siria si sono diretti presso gli accampamenti turchi, per ricevere l’addestramento necessario prima di combattere nei fronti in Libia.

Nello specifico, si tratta di combattenti provenienti da gruppi filo-turchi delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad.

Secondo quanto riferito da fonti definite “attendibili” dall’Osservatorio, i combattenti sono stati trasferiti dal distretto di Afrin, nel Nord della Siria, dove sono stati dapprima registrati. A detta dell’Osservatorio, inoltre, le operazioni di registrazione sono ancora in corso e si presume che vi saranno altri siriani che verranno reclutati da Ankara per partecipare alle operazioni in Libia.

Stando alle informazioni ricevute fino ad ora, sono circa 300 i combattenti giunti già nella capitale libica Tripoli, mentre il numero di coloro già registrati per le fasi di addestramento oscilla tra 900 e 1000. Il salario offerto da Ankara varia tra i 2000 e 2500 dollari statunitensi per ciascun combattente, reclutato sulla base di un contratto dalla durata di tre o sei mesi. A detta delle fonti, maggiore è la durata del contratto, maggiore la ricompensa ricevuta. È stato poi specificato che alcuni combattenti mandati in Libia appartenevano al Movimento Hazzm, un gruppo di ribelli siriani successivamente scioltosi.

L’Osservatorio Siriano è entrato in possesso di un audio in cui un combattente filo turco parla con altre reclute della propria partenza da Afrin, diretto verso Tripoli. “Partiremo alle 10.00 da Afrin” si ascolta nell’audio, “Non siamo schiavi del dollaro, ma sono le nostre condizioni e debiti che ci spingono a fare ciò” viene poi affermato.

Fonti libiche hanno dichiarato che attraverso immagini ottenute da Google Maps è stato possibile rilevare che i combattenti sono radunati prevalentemente nell’area di Salah al-Din, considerata “l’entrata Sud” verso la capitale libica. Inoltre, diversi video mostrano gruppi di militanti presso il campo di Takabali, un tempo appartenente all’esercito libico e da poco tempo sotto il controllo di gruppi di combattenti filo-turchi. I medesimi mezzi hanno consentito di scoprire che il campo è in allestimento da un mese, segnale che Ankara l’avrebbe preparato per le proprie operazioni di addestramento.

Secondo le convenzioni internazionali delle Nazioni Unite, il reclutamento di mercenari è considerato un crimine, così come il loro addestramento previo pagamento. Tuttavia, la mossa di Ankara giunge dopo che il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato, il 25 dicembre, che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli contro l’esercito del generale dell’Esercito Nazionale Libico, Khalifa Haftar. I due sono impegnati un un conflitto civile dal 15 febbraio 2011.

A seguito della richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo”, fatta da Tripoli il 26 dicembre, il presidente turco presenterà, nel mese di gennaio 2020, un progetto di legge al Parlamento di Ankara, che gli consentirà di inviare truppe di terra in Libia. Tali sviluppi sono stati possibili da quando il 27 novembre, Erdogan ha firmato con il governo tripolino, rappresentato dal premier e capo del Consiglio presidenziale Fayez al-Sarraj, alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale.

A tal proposito, il 30 dicembre, il comandante dell’arma di artiglieria delle cosiddette forze di Misurata, Faraj Mustafa Khalil, fedele al governo tripolino, ha inviato un messaggio al governo italiano e ai ministri dell’Unione Europea in cui ha affermato che non vi è più modo di tornare indietro sui propri passi e di indietreggiare dall’accordo raggiunto con Erdogan. Pertanto, è stato chiesto di revocare qualsiasi divieto di volare su Tripoli o altrove.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione