Allerta terrorismo in Turchia: arrestati 100 sospetti militanti dell’ISIS

Pubblicato il 30 dicembre 2019 alle 11:35 in Medio Oriente Turchia

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La polizia turca ha arrestato 100 individui accusati di avere collegamenti con lo Stato Islamico, in tutta la Turchia. I controlli si fanno sempre più stretti in vista del Capodanno. 

La notizia è stata riferita il 30 dicembre dall’agenzia di stampa turca, Anadolu. Le operazioni anti-terrorismo contro l’ISIS sono aumentate in vista di Capodanno, secondo quanto hanno riferito alcune fonti, che hanno chiesto di non essere nominate a causa di restrizioni a parlare con i media. Nella capitale del Paese, Ankara, almeno 50 cittadini stranieri sono stati posti sotto sequestro per presunti legami con organizzazioni terroristiche, nelle ultime settimane. Inoltre, 30 cittadini iracheni, 2 siriani e 1 marocchino sono stati arrestati durante le operazioni della mattina del 30 dicembre. Inoltre, secondo quanto riferito, nella provincia centrale di Kayseri 9 cittadini iracheni sono stati arrestati per le loro attività terroristiche in Iraq e Siria. In un’operazione separata, le forze di sicurezza della provincia orientale di Batman hanno prelevato 22 sospetti. 

Dopo una serie di controlli sanitari, i presunti terroristi sono stati mandati dalle autorità turche che si occupano di tale tipo di minaccia. Tuttavia, l’agenzia stampa sottolinea che la polizia continua ad essere alla ricerca di sospetti. L’allerta per Capodanno è legata al fatto che uno degli attentati più recenti e mortali in Turchia è quello dell’1 gennaio 2017. In tale occasione, all’1.30 del mattino, ora locale, un 34enne di origini uzbeke e uigure, Abdulkadir Masharipov, ha fatto irruzione nel locale Reina, nota discoteca al centro di Istanbul, e ha ucciso 39 persone, ferendone 69. L’attentatore, che, in un primo momento, era riuscito a scappare, è stato poi catturato in un appartamento di lusso a Istanbul e arrestato dalla poizia turca il 17 gennaio 2017. L’attentato della notte di Capodanno nel nightclub di Istanbul è stato rivendicato il giorno seguente dall’ISIS su Telegram. La matrice terroristica è stata confermata dallo stesso attentatore che, nel corso degli interrogatori con la polizia, ha confessato di aver ricevuto ordini direttamente da Raqqa, in Siria, e di essersi addestrato nei campi di al-Quaeda, in Iraq, prima di affiliarsi al gruppo jihadista e di partire per la Turchia.

In seguito all’attentato al Reina, Ankara ha avviato una serie di operazioni antiterrorismo in tutto il Paese, per smantellare le cellule dell’ISIS operanti nel Paese mediorientale. Tale attività antiterroristica ha portato ad una massiccia operazione, il 9 novembre 2017, quando 165 persone, sospettate di avere legami con lo Stato Islamico, sono state arrestate e 245 mandati di arresto sono stati emessi ad Ankara e nella provincia circostante. L’ISIS peraltro non rappresenta l’unica minaccia per la Turchia. In particolare, Ankara considera organizzazioni terroristiche a tutti gli effetti il Kurdistan Worker’s Party (PKK) nonché la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti, che il governo turco considera responsabile del tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, in seguito al quale, il 21 luglio, è stato imposto lo stato di emergenza, revocato, dopo 7 proroghe consecutive, il 19 luglio 2018.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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