Manifestazioni per Idlib al consolato russo di Istanbul

Pubblicato il 29 dicembre 2019 alle 12:00 in Russia Turchia

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Centinaia di manifestanti si sono radunati presso il consolato russo nella città turca di Istanbul per protestare contro l’intensificarsi degli attacchi del governo russo e di quello siriano contro la provincia di Idlib.

I manifestanti, per lo più siriani che vivono in Turchia, si sono radunati nel centro di Istanbul il 28 dicembre per “mostrare al mondo che la Russia è complice” delle morti di civili nella regione siriana di Idlib, secondo un organizzatore della protesta, Mohammed Kreimesh. “Volevamo anche sottolineare la brutalità del regime contro i civili e far luce sul disastro umanitario che si sta consumando a Idlib”, ha aggiunto Kreimesh. I manifestanti a Istanbul comprendevano anche donne e bambini.

Durante la protesta sono state mostrate foto delle vittime degli attacchi e uno striscione che diceva: “La Russia sta uccidendo la nostra gente e i nostri bambini e il mondo non sta facendo nulla”. “Cosa vuole la Russia da noi? Bambini e donne stanno morendo. La gente sta morendo”, ha dichiarato il manifestante siriano Ahmed Marwan, 24 anni. “Non siamo terroristi, siamo umani. Siamo venuti in questo Paese per vivere. Lasciare la tua patria non è facile ma viviamo in questo dolore. Già basta”, ha aggiunto. Alla protesta hanno partecipato anche cittadini turchi, secondo quanto riferisce Al-Jazeera English. “Siamo qui per protestare contro questo massacro in corso in Siria”, ha riferito il manifestante turco, Gulden Sonmez.

Durante la marcia, la polizia turca ha impedito al gruppo di raggiungere il consolato, situato nella trafficata Istiklal Street. Tuttavia, le forze dell’ordine hanno permesso a un piccolo numero di manifestanti di dispiegare uno striscione che diceva: “Più di 30.000 bambini uccisi dalla Russia e dal regime di Assad”. La provincia di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime di Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, tale provincia e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si sono aggiunti i violenti combattimenti nell’area settentrionale della provincia di Hama.

La ripresa di una violenta offensiva sul campo a Idlib è iniziata il 19 dicembre e ha consentito all’esercito del regime di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato. A detta di fonti filo-Assad, questi ammontano a circa 47. Le forze del regime mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. Parallelamente, Idlib è stata definita una “moneta di scambio” tra la Russia e la Turchia.

Di fronte ad una continua escalation in Siria, una delegazione turca si è recata in Russia, il 23 dicembre, per discutere della situazione nella regione. La visita è giunta dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 22 dicembre, ha dichiarato che non è in grado di gestire un nuovo flusso di siriani verso il suo Paese e ha chiesto a Mosca di fermare gli attacchi nella provincia Nord-occidentale di Idlib. Dal canto suo, la Russia si è rifiutata di porre fine all’offensiva su Idlib fino ad un pieno controllo di Maarat al-Nu’man. Il portavoce presidenziale turco, Ibrahim Kalin, ha riferito che la Russia potrebbe limitare i suoi attacchi a Idlib una volta incontrata una delegazione turca a Mosca. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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