Germania: in programma a gennaio visita della Merkel in Turchia

Pubblicato il 29 dicembre 2019 alle 6:19 in Germania Turchia

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La cancelliera tedesca Angela Merkel visiterà la Turchia il prossimo mese per esortare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a tenere fede allaccordo sullimmigrazione siglato con lUnione Europea nel 2016. Berlino è preoccupata che il conflitto in Siria possa comportare una nuova ondata di rifugiati e mettere a rischio la stabilità di diversi Paesi europei, come la Grecia. Erdogan, la cui nazione ospita già 3.7 milioni di rifugiati siriani, ha dichiarato che non sarà in grado di sostenere un ulteriore afflusso di migranti se i combattimenti russo-siriani nella provincia di Idlib non cesseranno di produrre migliaia di sfollati e richiedenti asilo. Un portavoce governativo tedesco ha chiarito che la visita della cancelliera sarà confermata solo la settimana prima della prevista partenza. Erdogan e la Merkel si erano incontrati lultima volta a Londra, a inizio dicembre, per discutere della Siria con il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro inglese Boris Johnson. In tale occasione, i leader avevano discusso degli sforzi turchi per laccoglienza dei rifugiati siriani e dei piani di rimpatrio volontario nelle aree della Siria settentrionale. Questo sarà possibile solo con il coinvolgimento delle Nazioni Unite e dellUNHCR. Dovremmo rimanere in contatto su questo tema, aveva detto la cancelliera durante lincontro.

Il 12 settembre, il Ministero dell’Interno della Germania aveva anche richiesto alla Turchia, per conto della Grecia, di accettare le espulsioni verso il suo territorio e di impegnarsi maggiormente nel contenimento degli attraversamenti clandestini delle frontiere.Il portavoce del Ministero della Difesa tedesco, Stephan Mayer, aveva dichiarato che vi è “urgente bisogno di fare progressi negli espatri verso la Turchia, al fine di migliorare le condizioni in continuo peggioramento in cui versano i centri di accoglienza principali delle isole greche dell’Egeo”. Per fronteggiare a tale emergenza, Mayer aveva suggerito di “implementare in modo più completo” l’accordo tra UE e Turchia del 2016 in materia di immigrazione, finalizzato a prevenire che i migranti affrontino i pericolosi viaggi verso la Grecia tramite l’invio di diversi miliardi di euro di aiuti ad Ankara. L’accordo, inoltre, prevede che coloro che otterranno lo status di rifugiati potranno restare in Grecia, mentre coloro a cui la richiesta verrà rigettata dovranno tornare in Turchia.

In breve, laccordo del 2016 prevede che la Turchia accetti i rifugiati diretti verso lEuropa in cambio di supporto finanziario. Pochi nel governo tedesco intendono ripetere lesperienza della crisi migratoria del 2015, quando la Germania ha aperto le sue porte a milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti dalla Siria. Il numero di migranti ha di recente cominciato ad aumentare nuovamente viste le intenzioni di Mosca e Damasco di prendere a tutti i costi il controllo di Idlib, lultima significativa enclave ribelle nel Paese del Medio Oriente, dove vivono circa 3 milioni di persone. Il 22 dicembre, Erdogan aveva dichiarato che più di 80.000 si stavano dirigendo verso la Turchia. Se la violenza nei confronti di Idlib non si ferma, questo numero aumenterà ancora di più. In tal caso, la Turchia non si farà carico da sola di tale onere migratorio “, aveva affermato Erdogan che, poco tempo prima, aveva minacciato di “aprire le portedellEuropa ai migranti a meno che Ankara non avesse ricevuto maggior sostegno nellaccoglienza.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Gli 8 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

La provincia di Idlibe i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime di Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, tale provincia e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si sono aggiunti i violenti combattimenti nell’area settentrionale di Hama.

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Chiara Gentili

di Redazione

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