Somalia: attentato mortale con autobomba a Mogadiscio

Pubblicato il 28 dicembre 2019 alle 12:03 in Africa Somalia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 61 persone sono state uccise e circa 100 sono rimaste ferite in un attacco effettuato con un’autobomba nella capitale della Somalia, Mogadiscio, il 28 dicembre.  

L’agente della polizia locale, Mohamed Hussein, ha dichiarato che l’esplosione ha preso di mira un centro di riscossione delle tasse durante l’ora di punta del mattino. Circa 100 feriti, compresi numerosi bambini, sono stati immediatamente trasferiti in ospedale. Tra di loro ci sono diversi studenti universitari che si trovavano su un autobus nelle vicinanze, ha affermato Hussein.

Il numero delle vittime è, al momento, provvisorio. Il portavoce del sindaco di Mogadiscio aveva inizialmente dichiarato che il bilancio dei decessi era “sopra i 90”. Abdiqadir Abdirahman, direttore del servizio di ambulanza locale, ha però affermato che i morti accertati sono 61, ma sono destinati ad aumentare. Tra le vittime, inoltre, ci sarebbero numerosi agenti di polizia somali. Sakariye Abdukadir, un testimone che si trovava vicino all’area dell’esplosione, ha dichiarato di aver visto i vetri della propria auto andare in frantumi. “Tutto quello che c’era dopo erano i corpi morti sparpagliati”, ha affermato. “Alcuni di loro sono stati bruciati ed erano irriconoscibili”, ha aggiunto. 

Non vi è stata alcuna rivendicazione immediata della responsabilità dell’attacco. L’assalto, tuttavia, solleva nuove preoccupazioni circa la sicurezza del Paese. L’ultima violenza in Somalia risale all’11 dicembre, quando il gruppo terroristico noto come Al-Shabaab ha preso di mira una base militare a Nord di Mogadiscio. Cinque persone sono rimaste uccise, 4 civili e 1 ufficiale, e 2 sono state ferite nello scontro, che è avvenuto precisamente nella base di Hilweyne. Gli aggressori hanno bruciato 2 veicoli durante l’offensiva ma non hanno portato via nessun equipaggiamento militare durante la fuga.

I terroristi somali di al Shabaab restano la minaccia più grave per la stabilità del Paese e di tutta la regione. I militanti sono soliti compiere attentati contro soldati, anche stranieri, in particolare americani, e altri obiettivi militari, ma non mancano attacchi perpetrati nei confronti di civili o del personale delle missioni internazionali, tra cui l’AMISOM, istituita dall’Unione Africana. La forza di peacekeeping è stata stabilita il 19 gennaio 2007 con un mandato iniziale di 6 mesi, successivamente prolungato nel corso degli anni. I Paesi che ne fanno parte sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone.

Attualmente, 22.000 soldati dell’Unione si trovano in Somalia, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese, decisione che era stata approvata dal Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana. Tuttavia, il susseguirsi degli attacchi di al Shabaab, la corruzione e le lotte intestine all’interno dei ranghi militari somali preoccupano la comunità internazionale, gettando alcuni dubbi sul fatto che l’esercito nazionale sia pronto ad assumere indipendentemente il comando della gestione della sicurezza nel Paese del Corno d’Africa.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2018 del governo degli Stati Uniti, come quello del 2017, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa. 

Nonostante gli sforzi nazionali ed internazionali contro il fenomeno, Al-Shabaab ha mantenuto la capacità di eseguire attacchi mortali di ogni tipo. Allo stesso tempo, nel Paese è presente anche una divisione dello Stato Islamico, nota come ISIS-Somalia, che è situata principalmente nel Puntland. Questi hanno ampliato le proprie attività, stabilendo la propria influenza a Mogadiscio con una campagna di intimidazione ed estorsione. Il gruppo ha anche dichiarato guerra ad Al-Shabaab.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.