Ministro degli Esteri francese convoca l’ambasciatore iraniano

Pubblicato il 28 dicembre 2019 alle 17:40 in Francia Iran

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Il Ministero degli Esteri francese ha convocato l’ambasciatore iraniano per denunciare la detenzione di 2 accademici francesi in Iran. Le autorità di Parigi hanno espresso “grave preoccupazione” per lo sciopero della fame di uno di questi. 

In una dichiarazione rilasciata il 27 dicembre, il Ministero degli Esteri di Parigi ha ricordato al diplomatico di Teheran “la richiesta della Francia che Fariba Adelkhah e Roland Marchal siano rilasciati senza indugio e che le autorità iraniane mostrino totale trasparenza sulla loro situazione”. I due accademici sono stati arrestati a giugno e da allora non è chiaro quali siano le condizioni della loro detenzione. Adelkhah e Marchal sono entrambi affiliati all’università Sciences Po di Parigi. Questa ha comunicato che Adelkhah e un altro accademico, arrestato in un’altra occasione, l’australiano Kylie Moore-Gilbert, hanno iniziato uno sciopero della fame. Tutti e 3 i detenuti si trovano nella prigione Evin di Teheran.

Adelkhah è un’antropologa che viaggiava in Iran per condurre ricerche sulla società iraniana post-rivoluzionaria. Le autorità iraniane lo hanno accusato di spionaggio. Il suo amico e collega ricercatore, Marchal, è stato arrestato mentre cercava di farle visita. Moore-Gilbert, studioso dell’Università di Melbourne in Medio Oriente, è stato incarcerato nell’ottobre 2018. Il 26 dicembre, il Center for Human Rights in Iran ha pubblicato una lettera che il ricercatore australiano ha inviato a giugno al primo ministro del proprio Paese. Nella missiva, l’uomo chiede aiuto e lo implora “di agire immediatamente”. Le possibilità che una pressione diplomatica su Teheran possa avere qualche effetto sono buone, dati i precedenti del mese di dicembre. 

L’Iran e gli Stati Uniti hanno effettuato uno scambio di prigionieri con la mediazione del governo svizzero, segnando una potenziale svolta tra i due Paesi dopo mesi di tensioni. Il 7 dicembre, Teheran ha annunciato il rilascio dello scienziato iraniano, Massoud Soleimani, detenuto negli Stati Uniti, poco prima che Washington affermasse che lo studente statunitense, laureato a Princeton, Xiyue Wang, sarebbe tornato a casa. “Sono contento che il professor Massoud Soleimani e il signor Xiyue Wang si uniranno presto alle loro famiglie”, ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. “Mille grazie a tutti i partner, in particolare al governo svizzero”, ha scritto Zarif, che ha anche pubblicato una foto con Soleimani. 

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato una dichiarazione, sempre il 7 dicembre, in cui si affermava che Wang “tornerà negli Stati Uniti”. “Il signor Wang era stato trattenuto con il pretesto di spionaggio dall’agosto 2016”, si leggeva nel documento. “Ringraziamo i nostri partner svizzeri per la loro assistenza nel negoziare la liberazione del signor Wang con l’Iran”, continuava. Hua Qu, la moglie di Wang, ha confermato che l’uomo è stato rilasciato dalla prigione di Evin, a Teheran. “La nostra famiglia è di nuovo completa. Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito a far sì che ciò accadesse”, ha affermato.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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