Immigrazione: Alan Kurdi salva 32 migranti al largo della Libia

Pubblicato il 28 dicembre 2019 alle 6:28 in Immigrazione Italia

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La ONG tedesca Sea Eye ha riferito che la sua nave, Alan Kurdi, ha tratto in salvo 32 persone al largo delle coste libiche. In un tweet pubblicato venerdì 27 dicembre, l’organizzazione ha scritto: “Nella notte, la Alan Kurdi è stata avvisata di un’imbarcazione in pericolo: 32 persone sono state salvate e ora sono al sicuro, a bordo”. I migranti, tra cui ci sono 10 bambini e una donna incinta, dichiarano di essere tutti libici. Mentre si prevede un peggioramento delle condizioni del mare, la nave è diretta verso l’isola di Lampedusa. L’ONG è stata avvisata dell’imbarcazione in pericolo grazie al sistema Alarm Phone, la piattaforma telefonica di soccorso ai migranti in mare.       

Uno degli ultimi salvataggi al largo delle coste libiche risale al 20 dicembre, quando sono stati tratti in salvo dalla Ocean Viking circa 112 migranti. Il giorno dopo, ne sono stati recuperati altri 50. La nave è poi approdata, il 23 dicembre, al porto di Taranto “sulla scorta del rapporto ormai consolidato di collaborazione e solidarietà europea”, secondo quanto recita la nota del Ministero italiano. Come previsto dall’accordo in materia di immigrazione siglato a Malta, il 23 settembre, tra i ministri dell’Interno di Italia, Malta, Francia, Germania e Finlandia, sono state subito attivate le procedure di redistribuzione. L’intesa prevede 4 punti principali. Il primo sancisce l’obbligatorietà della redistribuzione dei migranti, la quale funzionerà con un meccanismo di ripartizione delle quote stabilite dai singoli Paesi che decideranno di sottoscrivere l’accordo. Il secondo punto prevede l’impiego di “tempi rapidi”, ovvero circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo. In terzo luogo, una volta definita la quota da ridistribuire, i migranti verranno direttamente registrati nel Paese di destinazione, che ne curerà anche i rimpatri, e non più in quello di primo approdo. Secondo quanto sottolineato dal ministro italiano, infine, l’accordo, che verrà ora presentato agli altri Paesi dell’UE, stabilisce anche “la rotazione volontaria dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi”, il che rappresenta, ha dichiarato Lamorgese, “un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea”.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio all’1 dicembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 114.244, di cui 93.427 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 1.162, di cui 743 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza, 348 nella rotta occidentale, la quale coinvolge Marocco e Algeria, e 71 nella rotta orientale, il cui principale porto di partenza è la Turchia. 

I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 2 dicembre 2019, sono giunti 62.847 migranti in Grecia, 28.431 in Spagna, 10.882 in Italia, 6.812 a Cipro e 3.405 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 15%. 

Per quanto concerne gli arrivi in Italia, il Dipartimento per la Pubblica Sicurezza del Viminale rende noto che dall’1 gennaio al 4 dicembre 2019 sono sbarcati in Italia  10.960 migranti che, se paragonati alle cifre dello stesso periodo dell’anno precedente, rappresentano il 52,42% in meno. Coloro che sbarcano in Italia provengono principalmente dalla Tunisia, dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio, dall’Algeria, dall’Iraq, dal Bangladesh, dal Sudan, dall’Iran, dalla Guinea e dalla Nigeria. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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