Yemen: attacco contro un mercato dei ribelli, Parigi sotto accusa

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 10:01 in Medio Oriente Yemen

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Un raid aereo condotto contro un mercato del governatorato di Saada, nel Nord dello Yemen, ha causato, il 24 dicembre, la morte di almeno 17 civili e altri 12 feriti. I ribelli sciiti Houthi, il 26 dicembre, hanno accusato la Francia per aver fornito armi alla coalizione internazionale a guida saudita.

Il mercato colpito, al- Raqw, è situato in una delle roccaforti dei ribelli e tra le vittime, 12 sono di origine etiope. Si tratta di migranti giunti da poco in Yemen. L’attacco è stato condannato dalle Nazioni Unite, le quali hanno affermato che si è trattato del terzo incidente di tal tipo in un mese contro lo stesso luogo, sebbene non sia stato specificato chi sia stato il responsabile dell’offensiva. Secondo quanto riferito, i tre attacchi dell’ultimo mese contro al-Raqw hanno causato, in totale, 89 vittime.

Da un lato, il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, il 26 dicembre, ha affermato che l’Arabia Saudita è impegnata in indagini per comprendere chi vi è stato dietro l’attacco del 24 dicembre, specificando come vi siano state “perdite accidentali” e “danni collaterali”. I risultati delle indagini, ha poi dichiarato al-Maliki, verranno resi pubblici.

Dall’altro lato, il portavoce dei ribelli Houhti, Yehia Sarea, ha accusato, nella giornata del 25 dicembre, la coalizione internazionale per aver condotto l’attacco contro al-Raqw, affermando altresì che questo “non passerà inosservato” e “verrà rivendicato”. Sempre il 25 dicembre, il capo del Comitato rivoluzionario supremo, Muhammad Ali al-Houthi, ha accusato la Francia di aver fornito armi alla coalizione militare a guida saudita. Quanto accaduto, a detta di al-Houthi, rappresenta un crimine verso cui la legge francese “chiude un occhio” in cambio di accordi sulle armi. Pertanto, sarebbe Parigi ad essere responsabile delle vittime di al-Raqw che, per al-Houhti, ammontano a 38.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

È del 5 novembre scorso un accordo considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale è porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. Tuttavia, per al-Houhti, da parte della coalizione non vi è stata alcuna mossa significativa volta a trovare una reale intesa con i ribelli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione