Turchia: arrestati 11 iracheni per sospetti legami con l’ISIS

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 17:15 in Iraq Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La polizia turca ha arrestato 11 persone sospettate di avere legami con l’ISIS nella provincia di Balikesir, nel Nord-Ovest della penisola anatolica, il 27 dicembre. 

Le operazioni sono arrivate dopo che i pubblici ministeri di Balikesir hanno emesso 11 mandati di arresto per sospette attività terroristiche portate avanti in Iraq, nella provincia occidentale di Anbar. La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa turca Anadolu, che riporta fonti interne ai servizi di sicurezza, le quali hanno però chiesto di rimanere anonime a causa delle restrizioni nel parlare ai media. I cittadini arrestati in Turchia sono quindi tutti iracheni e uno di questi sarebbe il capo di un gruppo terroristico della provincia di Anbar. Altri 2 sono militari, di cui il primo è il responsabile della logistica e il secondo è un esperto di esplosivi.

L’11 novembre, le autorità turche hanno iniziato a rimandare i detenuti dello Stato Islamico nei loro Paesi di origine e hanno espulso un cittadino tedesco e uno statunitense, degli oltre 1.200 combattenti dell’organizzazione terroristica sono rinchiusi nelle carceri turche. Il 15 novembre, la Turchia ha poi rimpatriato un gruppo di persone di nazionalità tedesca e inglese, che comprende 2 uomini, 4 donne e 1 bambino. Già l’11 novembre, il Ministero degli Esteri tedesco aveva affermato che Ankara aveva informato Berlino di 10 persone che intendeva rimandare in Germania: 3 uomini, 5 donne e 2 bambini. Il Ministero ha affermato di non sapere questi fossero o meno combattenti dell’ISIS, ma ha confermato la loro cittadinanza tedesca. Una volta in patria, le autorità tedesche non avrebbero provveduto al loro arresto. 

La Turchia ospitava a circa 3,6 milioni di rifugiati dalla vicina Siria, più di qualsiasi altro Paese al mondo. Ankara afferma di aver catturato 287 combattenti nel Nord-Est della Siria da quando ha avviato un’operazione transfrontaliera il 9 ottobre contro i combattenti curdi, denominata “Fonte di pace”.  L’operazione, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara. Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle YPG curde, sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.