Tensione con la Bolivia: il Messico ricorre alla giustizia internazionale

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 12:03 in Bolivia Messico

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Le tensioni diplomatiche tra Messico e Bolivia Hanno raggiunto la giustizia internazionale. Il governo messicano ha annunciato giovedì 26 dicembre che presenterà un ricorso alla Corte internazionale di giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, per garantire la sicurezza della sua ambasciata a La Paz. Il personale diplomatico messicano afferma di aver subito intimidazioni e molestie da quando il governo di Andrés Manuel López Obrador ha concesso asilo all’ex presidente Evo Morales lo scorso novembre e che le pressioni sono aumentate dopo che il Messico ha deciso di accogliere nove politici fedeli all’ex presidente nella sua legazione nella capitale boliviana. La Paz considera le accuse “false” e afferma che il Messico non ha prove.

“Speriamo che la Bolivia riconsideri la propria posizione, che il diritto di asilo sia rispettato, e che si rifugga da ogni tentazione di togliere o violare la nostra sovranità volendo penetrare nella nostra ambasciata, l’ambasciata messicana in Bolivia. Nemmeno Pinochet era arrivato a tanto” – ha detto giovedì il presidente messicano.

“Ciò che proponiamo è che l’integrità delle strutture e quelle all’interno della legazione siano preservate e rispettate”- ha dichiarato il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard. “Nemmeno nei momenti peggiori dei colpi di stato militari degli anni Settanta e Ottanta l’integrità di queste strutture era a rischio” – ha aggiunto. Il Messico denuncia che le molestie sono iniziate l’11 novembre, mentre si stavano compiendo sforzi per portare Morales in territorio messicano . “Prima si sono lamentati del fatto che gli avremmo dato asilo, dopo che avesse rilasciato dichiarazioni dal Messico, ora per l’asilo a questi nove politici” – ha detto affermato in un’intervista Maximiliano Reyes, sottosegretario per l’America Latina e i Caraibi.

“Ci vediamo lì – ha risposta di Arturo Murillo, ministro dell’Interno boliviano, all’annuncio del Messico – e vedremo chi ha violato i trattati”. Il governo boliviano sostiene che l’esecutivo messicano ha agito contro gli accordi internazionali sull’asilo. Inoltre, Murillo ha affermato che non esistono prove a sostegno delle affermazioni del Messico nel suo appello alla Corte.

Cinque ex ministri, un ex procuratore generale, un ex governatore e altri due funzionari sono protetti nella legazione messicana dopo che il governo ad interim di Jeanine Áñez ha annunciato una “caccia” per arrestarli. L’obiettivo principale è Juan Ramón Quintana, ex ministro, ex ambasciatore a L’Avana e figura di punta dei governi di Morales. Quintana è stato accusato di sedizione e terrorismo, un crimine punibile con 30 anni di carcere. Anche l’ex ministro della cultura Vilma Alanoca è accusata di terrorismo,  perché bombe Molotov sono state trovate in una dipendenza del ministero da lei diretto.

Funzionari messicani hanno denunciato la presenza di uomini pesantemente armati nelle vicinanze dell’ambasciata, che hanno seguito i veicoli ufficiali e hanno costantemente molestato l’ambasciatrice, Teresa Mercado. Lo stesso Morales, richiedente asilo in Argentina dall’inizio di dicembre, ha affermato che diversi droni vengono utilizzati per spiare i diplomatici messicani. Karen Longaric, ministro degli Esteri boliviano, ha affermato che gli ex funzionari “non sono perseguitati politici” ma sono ricercati perché “hanno commesso crimini comuni”.

Il 23 dicembre le pressioni sulla legazione diplomatica sono aumentate. Quel giorno oltre 150 agenti di polizia e membri delle forze di sicurezza del Ministero degli Interni hanno iniziato a monitorare le strutture. Il governo di Áñez ha escluso che si tratti di molestie e ha affermato che si forniva “protezione” ai rappresentanti messicani.

Il vice-ministro della sicurezza boliviano, Wilson Santamaría, ha annunciato che il suo paese non ritirerà il personale assegnato al controllo dell’ambasciata messicana e della residenza ufficiale. Il contingente ha raggiunto 90 poliziotti e oggi, dopo la prima protesta da parte del Messico, è sceso a 16 agenti. “Non permetteremo a nessuno con conti in sospeso con la giustizia di lasciare la Bolivia” – ha aggiunto Santamaría.

La Paz ha giustificato la vigilanza straordinaria con due diversi argomenti. Funzionari della sicurezza hanno indicato che esiste il rischio che gli ex-funzionari fuggano e che raggiungano il confine con l’Argentina, dove a causa della presenza di Morales il governo teme rivolte contadine. 

Città del Messico sostiene che le azioni della Bolivia violano la Convenzione di Vienna, che stabilisce le norme che regolano diritti e doveri delle rappresentanze e dei rappresentanti diplomatici e quelli dei paesi che li ospitano. La diplomazia messicana ha emesso tre note questa settimana, ha fatto appello alle Nazioni Unite e all’Organizzazione degli Stati americani e si è avvicinato ai governi del continente per ottenere sostegno. “Non esiste alcun principio che assista chiunque voglia violare la sede diplomatica di un paese” – ha affermato Ebrard. “Il Messico presenta uno strumento legale per violazione degli obblighi diplomatici” – ha aggiunto.

Il ministero degli Esteri messicano ha escluso, per il momento, di interrompere le relazioni con la Bolivia.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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