Telefonata tra Trump e Al-Sisi sulla Libia

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 12:40 in Egitto USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, hanno discusso della situazione in Libia durante una conversazione telefonica. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, i due presidenti si sono sentiti al telefono il 26 dicembre, per discutere della situazione in Libia e hanno concordato la necessità di opporsi alla “strumentalizzazione straniera” del Paese. Inoltre, Trump e Al-Sisi hanno esortato le parti in conflitto a prendere “misure urgenti” per mettere fine ai combattimenti a Tripoli e alla guerra in Libia, secondo quanto ha riferito la Casa Bianca.

Lo stesso giorno, anche il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva avuto una “lunga conversazione telefonica” con Al-Sisi sulla crisi libica, le sfide della regione mediterranea e la cooperazione bilaterale. Per quanto riguarda la collaborazione tra Il Cairo e Roma, la presidenza del Consiglio italiano ha poi sottolineato la necessità di riprendere i contatti per l’urgente rilancio della collaborazione giudiziaria sull’omicidio del ricercatore Giulio Regeni. Sempre il 26 dicembre, inoltre, Conte ha avuto “una lunga e articolata conversazione” anche con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, sempre sul tema Libia. I due uomini di Stato si sono promessi di mantenere un aggiornamento costante in considerazione dell’importanza strategica che la Libia riveste per gli interessi italiani. 

Le telefonate del 26 dicembre arrivano in un momento molto delicato della crisi libica. A seguito di un vertice a sorpresa tra Turchia e Tunisia, tenutosi il 25 dicembre, il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che supporterà militarmente le operazioni del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli contro l’esercito del generale Khalifa Haftar. La decisione è in linea con le richieste avanzate dal premier libico, Fayez al-Serraj, e ha ricevuto anche il sostegno di Tunisi, ha sottolineato Erdogan.

A tale proposito, a gennaio 2020, il presidente turco presenterà al Parlamento di Ankara un progetto di legge che gli consentirà di inviare truppe di terra in Libia. Presenteremo la mozione alle Camere non appena riprenderanno i lavori, il 7 gennaio, ha dichiarato Erdogan durante un discorso rilasciato ad Ankara giovedì 26 dicembre. Se Dio vorrà, il Parlamento lapproverà tra l8 e il 9 gennaio e a quel punto risponderemo allinvito di Tripoli, ha aggiunto. Lannuncio non giunge inaspettato dal momento che i legami tra Tripoli e Ankara si sono di recente fortificati.

Il 27 novembre, Erdogan aveva firmato con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) alcuni memorandum dintesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Laccordo è stato poi ratificato da entrambi i Paesi ma per consentire linvio di truppe terrestri è necessario un ulteriore passaggio, che è quello dellapprovazione in Parlamento.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Negli ultimi mesi, le linee di combattimento sono cambiate poco. Ciascuna parte ha continuato ad attaccarsi a vicenda, sia via terra sia via aerea e l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. Inoltre, il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”.

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Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

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