Siria: Idlib, una “merce di scambio” tra Mosca e Ankara

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 11:14 in Medio Oriente Siria

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Non si sono placati gli scontri tra le forze di opposizione e quelle del regime siriano. Nella notte tra il 26 ed il 27 dicembre, questi hanno interessato soprattutto l’asse di al-Tah, nell’area rurale meridionale di Idlib, governatorato del Nord-Ovest della Siria.

Secondo quanto riferito da fonti militari, l’esercito del regime, facente capo al presidente siriano, Bashar al-Assad, ha continuato nei propri tentativi di avanzamento verso Idlib, scontrandosi con i ribelli presso al-Tah, nel distretto meridionale di Maarat al-Nu’man. Di conseguenza, le forze dell’opposizione sono state costrette a ritirarsi presso le loro postazioni, anche a fronte delle perdite subite in termini di vite umane. A detta delle medesime fonti, altri scontri hanno interessato, il 26 dicembre, Deir al-Sharqi e Jarjanaz, causando perdite tra le file dell’esercito di Assad. Tuttavia, i diversi scontri non hanno apportato cambiamenti alla mappa del controllo sul campo. Nel resto della regione, invece, i bombardamenti da parte del regime, coadiuvato dalla Russia, sembrano essersi momentaneamente arrestati.

La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito del regime di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato. A detta di fonti filo-Assad, questi ammontano a circa 47. Come affermato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, le forze di Assad mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco.

Parallelamente, Idlib è stata definita una “moneta di scambio” tra la Russia e la Turchia. Di fronte ad una continua escalation in Siria, una delegazione turca si è recata in Russia, il 23 dicembre, per discutere della situazione nella regione. La visita è giunta dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 22 dicembre, ha dichiarato che non è in grado di gestire un nuovo flusso di siriani verso il suo Paese e ha chiesto a Mosca di fermare gli attacchi nella provincia Nord-occidentale di Idlib. Dal canto suo, la Russia si è rifiutata di porre fine all’offensiva su Idlib fino ad un pieno controllo di Maarat al-Nu’man.

L’esercito turco continua a mantenere 12 punti di osservazione nelle vicinanze del governatorato di Idlib, sulla base delle intese turco-russe del 22 ottobre scorso. In tale data, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde da una “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km, oltre all’istituzione di un centro operativo congiunto.

In tale quadro, un esperto del Consiglio russo per gli affari internazionali, Kirill Simeonov, ha precedentemente affermato che Mosca e Ankara stanno provando a ristabilire lo spirito dell’accordo di Sochi, del 17 settembre 2018, relativo alla costituzione di una zona smilitarizzata in Siria, dall’estensione di circa 15-20 km, in cui i rifugiati siriani possano considerarsi al sicuro, e all’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte.

Le due parti stanno assumendo un ruolo maggiore anche nel panorama libico, dove sono schierate su due fronti opposti. La Russia sembra sostenere il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico, Khalifa Haftar, mentre la Turchia si è detta disposta ad inviare truppe a sostegno delle forze tripoline. Pertanto, secondo quanto rivelato, i dossier siriano e libico sono entrambi sul tavolo delle discussioni e degli accordi turco-russi. Questi ultimi, secondo esperti, saranno rilevanti per decidere anche le sorti di Idlib, al momento ignote.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Gli 8 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

La provincia di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime di Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, tale provincia e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si sono aggiunti i violenti combattimenti nell’area settentrionale di Hama.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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