Operación Alacrán: come Maduro cerca di fermare Guaidó

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 9:46 in America Latina Venezuela

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Il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, affronta il momento più delicato da quando lo scorso 5 gennaio ha assunto la guida dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. La sua continuità sullo scranno più alto del Parlamento di Caracas, che è stato il trampolino di lancio per la sua sfida al presidente Nicolás Maduro e che gli è valso il riconoscimento come presidente ad interim del Paese di oltre 60 governi stranieri, che considerano il potere legislativo l’unica istituzione legittima dello Stato, è indebolito da un’offensiva del chavismo. L’attacco rivolto a Guaidó dal partito di governo si è intensificato con la cosiddetta Operación Alacrán (Operazione scorpione), una manovra per convincere i deputati a non dare il loro sostegno a Guaidó quando sarà rinnovata la presidenza del Parlamento il 5 gennaio prossimo.

L’opposizione parla apertamente di “manovra di corruzione”. Secondo le denunce di diversi leader dell’opposizione all’edizione americana del quotidiano spagnolo El País, alcuni funzionari del governo di Maduro stanno organizzando la corruzione di diversi deputati dell’opposizione, offrendo somme milionarie per votare contro Guaidó che, secondo il sostegno che ha finora, avrebbe dovuto essere rieletto senza problemi in una votazione prevista per il 5 gennaio, data in cui termina il suo primo mandato come presidente dell’Assemblea Nazionale. La manovra consiste, secondo le fonti, che hanno voluto mantenere l’anonimato, in un’offerta di pagamento in valuta estera pagata in due rate. L’obiettivo è corrompere i deputati o scoraggiarli in modo che si dimettano prima di prendere parte alla votazione.

Il gruppo di deputati dell’opposizione che raggruppa Guaidó è ora superiore al gruppo parlamentare chavista favorevole a Maduro. Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ha 51 deputati; quello che rappresenta il presidente dell’Assemblea, dopo diverse frattyre e diserzioni, ha 93 seggi. Il quorum è di 84 deputati, poiché l’Assemblea è composta da 167 membri e il Presidente e i membri dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea vengono eletti dalla maggioranza semplice dei voti dei partecipanti.

Secondo i dati dell’opposizione, 27 deputati anti-chavisti sono in esilio e altri 29 sono perseguiti dalla magistratura senza che si tenga conto della loro immunità parlamentare. Due di loro, Juan Requesens e Gilber Caro, sono in carcere. Caro è stato arrestato lo scorso fine settimana, dopo essere stato rilasciato a luglio.

Al momento non è chiaro cosa accadrà con i voti di questi deputati. Nel tentativo di mettere al sicuro la rielezione di Guaidó, l’ufficio di presidenza dell’Assemblea nazionale ha modificato il regolamento interno e il formato dei dibattiti per rendere possibile il voto a distanza dei deputati in esilio. Tuttavia, subito dopo, la Corte suprema di giustizia, controllata da Maduro, ha emesso una sentenza che dichiarava incostituzionale la misura. Francisco Torrealba, portavoce del PSUV, ha affermato: “In nessun parlamento al mondo si ottiene un quorum con deputati assenti. Non è possibile convalidare il voto dei deputati che si trovano in un esilio d’oro, latitanti dalla giustizia”. Torrealba ha previsto che il 2020 ci sarà “un Parlamento immaginario”. La rielezione di Guaidó potrebbe essere in pericolo se alcuni di questi deputati non votassero.

Al contempo, Guaido ha affrontato nelle ultime settimane una grave crisi interna all’opposizione anti-chavista. Le accuse di corruzione nei confronti di alcuni membri del Comitato di controllo (corte dei conti) hanno scatenato una tempesta politica in cui si mescolano recriminazioni, inimicizie politiche, demoralizzazione della società e sfiducia nei parlamentari. “Luis Parra, Luis Brito, Conrado Pérez e altri membri del Comitato di controllo si sono incontrati questa settimana con i politici chavisti. Il cambiamento di atteggiamento che hanno è molto evidente” – afferma un parlamentare che ha preferito non identificarsi.

“Alcuni parlamentari ci hanno contattato per denunciare di aver ricevuto offerte economiche in cambio del loro voto, questa è una realtà” – afferma la deputata Delsa Solórzano, di Encuentro Ciudadano, leader di partito cui spetta la responsabilità di rinsaldare la maggioranza che serve a Guaidó per essere rieletto.

 

Queste offerte sono indirizzate ai deputati che sono membri di un Parlamento assediato e senza risorse, ai cui rappresentanti politici non sono stati pagati gli stipendi per anni.

Goyo Noriega, deputato di Voluntad Popular, il partito di Guaidó, fondato da Leopoldo López, è stato espulso dal partito lo scorso venerdì 20 dicembre, accusato di essere un “traditore della causa della libertà”. Noriega ora accusa Guaidó e López di corruzione.

Il Movimento per la democrazia e l’inclusione, una delle formazioni di opposizione, ha tenuto una conferenza stampa per formalizzare l’espulsione di Kelly Perfecto, una deputata dissidente del chavismo, per aver presumibilmente ricevuto l’offerta di 25.000 euro in cambio del suo voto contro Guaidó. Perfecto, secondo le fonti del partito, avrebbe ammesso che era vero.

Ismael León, di Voluntad Popular, ha accusato direttamente il vicepresidente Tareck El Aissami e David de Lima, ex politico dell’opposizione, di dirigere personalmente l’operazione contro Guaidó.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione