Montenegro: nuova legge sulle minoranze, relazioni con la Serbia a rischio

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 16:30 in Balcani Serbia

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Il Parlamento del Montenegro ha approvato una controversa legge sulle minoranze religiose, la quale è in grado di compromettere le relazioni con la Serbia.

È quanto rivelato da BNN Bloomberg, il quale ha altresì aggiunto che la legge approvata dal Parlamento montenegrino è in grado di privare la Chiesa serbo-ortodossa di gran parte dei suoi averi. Ciò risulta possibile in virtù del fatto che la legge, approvata nonostante le contestazioni della Serbia e della Russia, richiede alle comunità religiose di dimostrare la proprietà degli edifici e dei luoghi di culto utilizzati, pena la riappropriazione degli stessi da parte dello Stato. Stando alle stime riportate da BNN Bloomberg, sono in centinaia i luoghi di culto che risultano interessati da tale misura, molti dei quali risultano edificati durante il Medioevo.

In seguito della votazione in Parlamento, venerdì 27 dicembre, il Montenegro è stato teatro di numerose proteste in diverse città del Paese. In particolare, centinaia di manifestanti sono scese in piazza nella capitale, Podgorica, dove la polizia ha altresì circondato il Parlamento per evitare l’assalto da parte dei sostenitori dell’opposizione. Stando a quanto riportato, sono almeno 18 i parlamentari dell’opposizione che sono finora stati prelevati dalle autorità, con l’accusa di incitamento alla violenza. Oltre a loro, riporta il Voice of America, risultano arrestati altri 6 cittadini.

Stando a quanto si apprende, la legge riceve il sostegno del partito del presidente, Milo Djukanovic, il quale guida il Paese da circa 30 anni. Da parte sua, rivela il quotidiano, il governo sostiene che la legge sia finalizzata a difendere la proprietà privata.

Tuttavia, il provvedimento ha provocato l’ira dei gruppi di opposizione, i quali, riporta Bloomberg, chiedono una maggiore tutela della libertà religiosa e, al tempo stesso, l’avvio di relazioni più forti con la vicina Serbia, dalla quale Podgorica si è separata nel 2006.

Nello specifico, uno dei leader dell’opposizione, Slaven Radunovic, ha dichiarato di credere che la legge approvata dal Parlamento possa “causare una grande spaccatura in Montenegro, nonché una guerra tra i suoi cittadini”.

Al momento della votazione in Parlamento, secondo quanto si apprende, i toni del dibattito sono stati molto accesi, culminando in una rissa tra parlamentari. Come risultato, il presidente della Camera, Ivan Brakovic, ha deciso di sospendere i parlamentari del Fronte Democratico Pro-Serbo per 15 giorni.

Secondo le stime riportate dal quotidiano, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio.

A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato Djukanovic quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.

Da parte sua, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha richiesto ai cittadini montenegrini di trattenersi al fine di “preservare la pace” perché l’unica comunità cristiano ortodossa ufficialmente riconosciuta è quella serba.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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