Libia: Haftar si avvicina al centro di Tripoli, sale il bilancio delle vittime civili

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 9:05 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, nella giornata del 26 dicembre, ha preso il controllo dell’intero accampamento di al-Takbali, situato presso l’area di Salah al-Din, a circa 10 km dal centro della capitale Tripoli.

Parallelamente, le forze di Haftar hanno continuato ad avanzare verso gli assi di al-Khala e Mashruʿ al-Hadaba, costringendo l’esercito del governo tripolino a ritrarsi. Poche ore prima, l’LNA aveva altresì preso il controllo del quartiere di al-Zuhur, nel Sud di Tripoli, rafforzando, in tal modo, la propria presenza in punti di rilevante importanza per la propria avanzata verso la capitale. Le postazioni occupate nelle ultime ore sono considerate le più vicine al centro di Tripoli, sin dall’inizio dell’operazione “Dignità” intrapresa il 4 aprile scorso.

Nel frattempo, le forze di Haftar e quelle del governo tripolino, altresì noto come governo di Accordo Nazionale (GNA), continuano ad essere impegnate in combattimenti sui campi di battaglia e, nello specifico, presso gli assi di Ain Zara, Wadi Al-Rabi’a e presso la strada verso Zahra’, dove l’LNA ha anche condotto diversi attacchi aerei contro le postazioni delle forze di Tripoli.

Uno degli ultimi attacchi aerei ha interessato, nella mattina del 26 dicembre, la città di Al-Zawiya, situata a 45 km dalla capitale, dove sono stati colpiti i raggruppamenti delle forze del GNA, tra cui il battaglione di Al-Farouq. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Libya Observer, sono stati 3 i raid aerei contro al-Zawiya. A detta delle fonti tripoline, questi hanno colpito una farmacia, alcuni negozi, un forno e il porto della raffineria della città. Fonti mediche hanno riferito che il bilancio, al 27 dicembre, è di 3 civili morti e 10 feriti, alcuni in condizioni gravi. Tali vittime si aggiungono ai 4 civili morti e ai 15 feriti, nella stessa giornata del 26 dicembre, a Tajoura, nell’Est della capitale. In tal caso, i bombardamenti hanno colpito il distretto, abitato prevalentemente da civili, di Baer Al-Usta Milad.

Al-Zawiya è una delle città libiche maggiormente impegnate nel respingere l’offensiva di Haftar. In tale quadro, il Consiglio presidenziale di Tripoli ha condannato gli ultimi due attacchi perpetrati dall’LNA contro oggetti e soggetti civili, tra cui vi sono state vittime anche tra donne e bambini. Queste offensive, a detta del GNA, sono da definirsi “crimini”, e hanno l’obiettivo di intimidire i cittadini libici e minare la stabilità del Paese. Pertanto, il Consiglio tripolino ha invitato la Missione dell’Onu presente in Libia e l’intera comunità internazionale a prendersi le proprie responsabilità, senza assumere un “atteggiamento dissuasivo” che incoraggia le forze di Haftar a commettere “violazioni atroci”, equiparabili a “crimini di guerra”. Da parte sua, Tripoli si è detta pronta a difendere i civili innocenti, impiegando tutti i mezzi a disposizione.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. In tale quadro, il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione