Libano: cosa accade nel Paese in preda alla crisi

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 15:55 in Libano Medio Oriente

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In Libano i movimenti di protesta non sono del tutto placati e il primo ministro designato, Hassan Diab, sta incontrando diversi ostacoli nella formazione di un nuovo governo. Nel frattempo, il Paese continua ad assistere alla peggiore crisi economica degli ultimi decenni.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, dopo aver incontrato l’opposizione della popolazione libanese, Diab deve far fronte ad una riluttanza da parte dei gruppi politici sunniti, accanto a quella mostrata dal capo di Stato, Michel Aoun, e dal presidente del Parlamento, Nabih Berri, i quali non accettano alcuni nomi presentati dal neo premier per il nuovo esecutivo di Beirut. Secondo i due presidenti, alcuni ministri proposti sono a loro ignoti e, pertanto, è necessario conoscere prima la loro carriera e le loro esperienze pregresse.

Tuttavia, la sfida attuale per Diab sta nel trovare delle personalità che non vengano rifiutate dal Future Movement, partito guidato dall’ex primo ministro Saad Hariri, e che rispondano alle esigenze del popolo in piazza. Come sottolineato dal medesimo quotidiano arabo, il merito delle proteste è da ritrovarsi nella creazione di una vera opposizione a livello governativo, abolita sin dal 2014 e sostituita dal principio di partenariato tra tutte le componenti politiche. Gli stessi manifestanti, nel corso delle ultime settimane, sono stati in grado di dar vita ad un’opposizione i cui principi sono stati ben accolti da alcuni partiti politici, i quali si sono rifiutati di partecipare al nuovo esecutivo così come proposto attualmente. Tra questi, il Free Patriotic Movement, fondato dal presidente Aoun.

Sul versante economico, la popolazione deve far fronte a diverse problematiche. Innanzitutto, negli ultimi mesi, a seguito dei movimenti di protesta e dei diversi scioperi indetti, circa 70 istituzioni sono state chiuse e più di 1500 impiegati sono stati licenziati. Il potere d’acquisto è diminuito e le banche continuano a dover affrontare una riduzione delle rimesse di denaro dall’estero e dei depositi bancari. Conseguentemente alle misure intraprese dalle banche per ridurre la circolazione di valuta forte, vi è stata altresì una diminuzione della liquidità di dollari disponibili ed una riduzione delle importazioni, che hanno pesato gravemente su di un Paese che dipende da merce importata.

Ciò ha causato l’aumento del prezzo del dollaro nel mercato parallelo di circa il 25% e, di conseguenza, un aumento dei prezzi di beni e materie prime. In alcuni casi, si è trattato di un aumento del 40-60%, in altri del 100%. Il governatore della Banca centrale libanese, Riad Salameh, ha affermato, il 26 dicembre, che “nessuno sa” di quanto potrà ancora aumentare il valore del dollaro nel mercato nero, ma spera che la situazione economica del Paese possa migliorare.

Si tratta di una delle peggiori crisi economiche e politiche sin dalla fine della guerra civile del periodo 1975-1990. Ai disordini politici si è unita un’economica paralizzata e ciò ha portato gli investitori stranieri ad avere meno fiducia nel Paese. È per questo motivo che la popolazione continua a chiedere un governo di tipo tecnocratico, formato da esperti in grado di porre in essere le misure necessarie a risanare l’economia del Libano. In tal modo, si spera che la comunità internazionale ritorni ad avere fiducia nel Paese.

Per la terza volta consecutiva in un anno, l’agenzia di rating Fitch Ratings, il 12 dicembre, ha ulteriormente ridotto la posizione creditizia del Libano, a causa delle ripercussioni della crisi politica ed economica in cui riversa attualmente il Paese, e della conseguente mobilitazione popolare. Inoltre, l’agenzia ha messo in guardia Beirut affermando che, se non vi saranno riforme strutturali adeguate, il Paese rischia di morire soffocato dal debito. Quest’ultimo è pari a circa 86 miliardi di dollari e il tasso di crescita del Libano è sceso allo 0%.

I manifestanti libanesi sono scesi in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni di Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Hassan Diab è stato nominato da Aoun il 19 dicembre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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