Israele: Netanyahu vince alle primarie, ancora alla guida di Likud

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 12:34 in Israele Medio Oriente

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Il premier israeliano ad interim, Benjamin Netanyahu, ha ottenuto la maggioranza alle primarie svoltesi, il 26 dicembre, all’interno del suo partito di destra, Likud.

Netanyahu, alla guida del partito da circa 14 anni, ha dovuto affrontare l’ex ministro Gideon Saar, a capo dell’opposizione all’interno di Likud e considerato una valida alternativa per quei membri del partito che sostenevano un cambio di leadership. La vittoria è stata annunciata nella tarda serata del 26 dicembre e consentirà al premier ad interim di partecipare alle prossime elezioni anticipate del 2 marzo, in cui competerà nuovamente per la posizione di primo ministro. Per Netanyahu, si è trattato di un grande risultato che gli consentirà di guidare il suo partito verso un nuovo percorso elettorale.

Dall’altro lato, Saar si è congratulato con Netanyahu per la vittoria raggiunta e si è detto pronto a sostenerlo alle prossime elezioni. Il rivale ha poi espresso il proprio apprezzamento verso la decisione di mettere in gioco la presidenza di Likud. 116.000 membri di Likud sono stati chiamati a votare alle primarie del proprio partito. Secondo i risultati pubblicati dal partito stesso, Netanyahu ha vinto con il 72% dei voti, pari a circa 42.000 voti, rispetto al 28% raggiunto dall’ex ministro dell’Istruzione e degli Interni, che ha ricevuto circa 16.000 voti. L’affluenza è stata del 49%.

Le primarie sono state definite da molti un difficile test per il premier ad interim, al centro di diverse questioni. Netanyahu è coinvolto in un’indagine della Corte penale internazionale sui presunti crimini di guerra commessi da parte delle forze di Tel Aviv in Palestina, e, parallelamente, affronta in patria 3 processi separati, per accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. A ciò si è aggiunta, nelle ultime settimane, l’opposizione interna di alcuni membri del suo partito che intendevano cacciarlo dopo i risultati inconcludenti ottenuti alle due elezioni nazionali di quest’anno.

In un solo anno, il 2019, la popolazione israeliana è stata chiamata due volte a recarsi alle urne, il 9 aprile ed il 17 settembre. In entrambi i casi, non si è riusciti a dare vita a una maggioranza decisiva o un governo di coalizione per formare un esecutivo per Israele. Pertanto, gli elettori dovranno nuovamente votare il 2 marzo prossimo, per la terza elezione nazionale in 12 mesi. Precedentemente, è stato sottolineato che rimandare la formazione del governo ed indire ancora elezioni costerà caro alle casse dello Stato. In particolare, bisognerà attendere per l’adozione del bilancio per il 2020 e ciò significa attuare tagli alla spesa pubblica che influenzeranno la crescita del Paese.

Netanyahu rimarrà in carica come primo ministro ad interim fino a quando non verrà formato un nuovo governo. Sebbene sia impegnato in un triplo processo giudiziario, il premier non sarà costretto a dimettersi fino a quando non sarà ufficialmente emessa una sentenza contro di lui. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un primo ministro è accusato di reati penali. La decisione potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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