Iraq: presidente minaccia le dimissioni

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 7:45 in Iraq Medio Oriente

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Il presidente dell’Iraq, Barham Salih, si è rifiutato di designare il candidato premier appoggiato da un blocco parlamentare filo-iraniano, sostenendo che avrebbe preferito dimettersi piuttosto che nominare qualcuno che sarebbe stato contestato dalle piazze. 

Il blocco di Binaa, sostenuto dall’Iran, detiene la maggioranza in Parlamento e aveva proposto come prossimo primo ministro il governatore di Bassora, Asaad al-Eidani. Tuttavia, il 26 dicembre, il presidente iracheno ha dichiarato che tale nomina non farà che peggiorare la situazione relativa alle manifestazioni in Iraq, che chiedono un primo ministro indipendente. Salih ha aggiunto che, poiché la Costituzione non gli dà il diritto di rifiutare i candidati proposti dal Parlamento, era pronto a presentare le sue dimissioni se questo non avesse ritirato la nomina di al-Eidani. “Dato il mio desiderio di fermare i versamenti di sangue e mantenere la pace, e con il dovuto rispetto per Asaad al-Eidani, mi rifiuto di nominarlo”, ha dichiarato il presidente. “Pertanto offro la mia disponibilità a rassegnare le dimissioni del presidente ai membri del Parlamento in modo che possano decidere come rappresentanti quelli che ritengono più opportuni”.

Secondo la costituzione irachena, il più grande blocco in parlamento è tenuto a nominare il primo ministro, che viene poi designato dal presidente. La scadenza per nominare un nuovo premier è scaduta due volte a causa di disaccordi su quale sia la forza politica che detiene la maggioranza in Parlamento. L’ultima scadenza era prevista per la mezzanotte del 22 dicembre. Il giorno successivo, il 23 dicembre, i manifestanti iracheni hanno cominciato a radunarsi per protestare contro lo stallo politico. I leader delle piazze hanno poi annunciato campagne di disobbedienza civile nelle città meridionali di Diwaniyah, Nasiriya, Hilla, Kut e Amara, “per ordine del popolo”. In tale contesto, il principale leader sciita iracheno, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, aveva affermato che elezioni anticipate, per la formazione di un nuovo governo, rappresentano l’unica via d’uscita dai disordini che attanagliano attualmente il Paese.

Le proteste in Iraq hanno avuto inizio il 1° ottobre, quando la popolazione è scesa in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

Più di 450 persone, soprattutto civili ma anche membri delle forze di sicurezza, sono rimaste uccise dall’inizio delle manifestazioni. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno poi messo in luce l’aumento degli episodi di rapimento e sparizione forzata, riguardanti manifestanti, giornalisti ed attivisti civili. “La via più rapida e pacifica per uscire dalla crisi attuale, evitando l’ignoto o il caos o il conflitto civile, è di lasciare la parola al popolo organizzando elezioni anticipate dopo aver legiferato su una legge elettorale equa”, ha detto al-Sistani in un discorso letto da un rappresentante durante un sermone avvenuto venerdì 20 dicembre nella città santa sciita di Karbala. “Speriamo che la formazione di un nuovo governo non sia ritardata a lungo”, ha aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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