India: attese nuove proteste dopo le preghiere del venerdì

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 10:35 in Asia India

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Le autorità di Nuova Delhi hanno intensificato le misure sicurezza nelle principali città indiane per scongiurare nuove manifestazioni. Tuttavia, si attendono nuove proteste, venerdì 27 dicembre, dopo le preghiere dei cittadini islamici. 

L’Uttar Pradesh è lo Stato più popoloso dell’India e ha vietato i servizi di internet mobile in quasi tutte le città, tra cui la capitale provinciale Lucknow, la notte del 26 dicembre. La notizia è stata riferita da n portavoce del governo locale. Inoltre, alcuni canali televisivi hanno riportato che la polizia ha imposto una legge di emergenza in alcune parti della capitale, Nuova Delhi, che vieta gli assembramenti di persone. Tali divieti sono in vigore da più di una settimana nell’Uttar Pradesh, che è stato interessato dalle proteste più violente del Paese. Le forze di polizia dello Stato sono state accusate di aver ucciso almeno 19 persone, la maggior parte musulmani.

In tutto il Paese, almeno 27 persone sono morte durante le proteste da quando l’11 dicembre è stata adottata una controversa legge sulla cittadinanza considerata discriminatoria nei confronti dei musulmani, che rappresentano circa il 14% della popolazione indiana, formata da 1,3 miliardi di persone. Le violenze hanno raggiunto i massimi livelli venerdì 20 dicembre quando la polizia si è scontrata con i manifestanti in numerose città, in particolare nell’Uttar Pradesh, dove i musulmani contano quasi il 20% dei 204 milioni di abitanti. Venerdì 27 dicembre sono attese altre proteste, soprattutto dopo le preghiere settimanali islamiche nella capitale, ma anche a Mumbai, Calcutta, Ahmedabad, Bangalore e Chennai, secondo quanto hanno riferito gli organizzatori delle manifestazioni.

Per scongiurare ulteriori proteste, lo Stato dell’Uttar Pradesh aveva già minacciato i manifestanti di confiscare le proprietà dei cittadini che scendono in piazza, come risarcimento per i danni provocati ai beni pubblici. Le autorità statali hanno richiesto milioni di rupie a oltre 200 persone e hanno minacciato di confiscare le loro proprietà. Il governatore dell’Uttar Pradesh è Yogi Adityanath, un politico del partito indù di destra, il Bharatiya Janata (BJP), che ha sostenuto la legge sulla cittadinanza. Inoltre, il 24 dicembre, le autorità federali indiane avevano rafforzato le misure di sicurezza e bloccato Internet in varie città, mentre le proteste continuavano in tutto il Paese. 

Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

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