Bosnia: condannato ex combattente dell’ISIS

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 18:30 in Balcani Siria

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Un tribunale della Bosnia ha condannato un cittadino bosniaco a 4 anni di reclusione per essersi unito all’ISIS in Siria.

È quanto rivelato, venerdì 27 dicembre, da The Associated Press, il quale ha altresì rivelato i dettagli del processo che ha coinvolto Ibro Cufurovic, 24enne bosniaco accusato di aver contribuito alla gestione di una cellula terroristica.

Stando a quanto si apprende, il giovane era stato rimpatriato in Bosnia nell’aprile 2019, dopo essere stato catturato in Siria. Cufurovic aveva lasciato il suo Paese nel 2014, quando si era recato prima in Turchia e poi in Siria, dove voleva unirsi allo Stato Islamico. Le autorità, rivela The Associated Press, hanno nei giorni scorsi rimpatriato dalla Siria anche la famiglia del giovane combattente.

Sul giovane terrorista, Reuters informa che prima di essere rimpatriato in Bosnia, Cufurovic, originario di Velika Kladusa, nell’area Nordoccidentale del Paese, aveva già trascorso 2 anni in detenzione presso una prigione curda. Nel corso dei suoi 5 anni in Siria, aggiunge il quotidiano, l’individuo aveva adottato lo pseudonimo di Abu Kasim Albosni e combatteva al fianco di altri cittadini bosniaci.

Secondo quanto rivelato, inoltre, Cufurovic si è dichiarato colpevole nel corso del processo a suo carico, durante il quale il giovane 24enne ha anche dichiarato di essersi pentito di essere partito per unirsi allo Stato Islamico. In linea con ciò, ha sostenuto la difesa, Cufurovic aveva più volte tentato di fare rientro nel proprio Paese di origine.

Secondo le stime riportate da Al Jazeera English, fino al 2015 erano circa 5.000 i foreign fighters che avevano lasciato l’Europa per recarsi in Siria e in Iraq e, dei Paesi di origine, la Francia era il primo “esportatore di jihadisti”.

Per quanto riguarda la Bosnia, in particolare, l’intelligence di Sarajevo rivela che, dal 2012 al 2016, circa 241 adulti e 80 bambini hanno lasciato il territorio bosniaco per recarsi in Siria e in Iraq, dove si stima che siano nati in tale lasso di tempo oltre 150 bambini. Del totale dei combattenti bosniaci che si sono uniti all’ISIS, l’intelligence bosniaca stima che circa 100 adulti, di cui circa la metà sono donne, si trovano ancora nelle zone di conflitto, mentre almeno 88 sono ritenuti morti. Per quanto riguarda i combattenti processati e condannati, informa Reuters, questi ammontano a 46.

Nel 2014, inoltre, la Bosnia è stato il primo Paese europeo a introdurre pene detentive fino a 10 anni per i propri cittadini che avevano abbandonato il Paese per recarsi in zone di conflitto o che avevano reclutato foreign fighters. Da quel momento, riporta Al Jazeera English, i combattenti dello Stato islamico che sono rientrati in Bosnia sono stati tutti sottoposti a processo e, per la maggior parte dei casi, condannati alla reclusione.

Il New York Times aggiunge a tale riguardo che la Bosnia ha introdotto tali pene detentive sia per i propri cittadini che hanno combattuto all’estero, sia per coloro i quali hanno contribuito al reclutamento di altri combttenti. Secondo quanto specificato della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina, Dragan Mektic, tali pene saranno inflitte anche a donne che hanno cucinato o anche soltanto fatto le pulizie per lo Stato Islamico. Tali donne, ha dichiarato Mektic, saranno trattate al pari degli altri combattenti, ovvero come “membri attivi”.

Il tema del rientro dei combattenti bosniaci chiama in causa anche quanto avvenuto lo scorso 8 novembre, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva definito Sarajevo “una bomba ad orologeria” per via del rientro dei jihadisti. Di fronte alle accuse di Macron, il portavoce della comunità islamica della Bosnia, Muhamed Jusic, aveva dichiarato di ritenere “scandalose” le parole del presidente francese, accusato da Jusic di voler gettare fango sulla Bosnia per giustificare la sua scelta di ostacolare l’ingresso in UE dei Paesi della regione balcanica, caratterizzati da un’ampia presenza di cittadini musulmani.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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