Algeria e Tunisia: aumenta il ruolo e l’interesse nella crisi libica

Pubblicato il 27 dicembre 2019 alle 14:16 in Algeria Tunisia

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Il ministro dell’Interno del governo di Tripoli, Fathi Bachaga, ha tenuto una conferenza stampa, il 26 dicembre, a margine di una breve visita in Tunisia, in cui ha affermato che Algeria, Tunisia e Libia si coordineranno per riportare la sicurezza a Tripoli e nell’intero Paese.

Parallelamente, sempre il 26 dicembre, il Consiglio supremo di sicurezza dell’Algeria ha stabilito che il Paese tornerà a svolgere un ruolo all’interno di alcuni dossier internazionali, in primis la crisi in Libia. La decisione è stata presa nel corso di un incontro che ha visto altresì la presenza del presidente neoeletto, Abdelmadjid Tebboune, in cui è stata presa in esame la situazione al confine del Paese sia con la Libia sia con il Mali. A tal proposito, sono state definite alcune misure da attuare volte a mettere in sicurezza le frontiere.

Dal canto suo, Bachaga ha rivelato che, nei prossimi giorni, Algeria, Tunisia e Libia si riuniranno in un’alleanza, con l’obiettivo di coordinarsi nell’affrontare la crisi libica. Il ministro libico ha altresì dichiarato che la situazione relativa alla sicurezza nel Paese è caratterizzata da alti e bassi e che, di fronte a tale scenario, Tripoli desidera preservare i propri legami soprattutto con alcuni Paesi alleati, in particolare Turchia, Algeria e Tunisia. Circa l’ingerenza estera di altri Stati, Bachaga ha affermato che, più che un desiderio di conquista delle ricchezze libiche, si tratta di un tentativo di controllo su tutto il Nord Africa.

Nel quadro delle relazioni Libia-Tunisia, è del 25 dicembre scorso la visita del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha incontrato il suo omologo tunisino, Kais Saied, per un vertice inaspettato, durante il quale ci si è concentrati prevalentemente sul dossier libico. Secondo quanto affermato dal quotidiano libico al-Wasat, l’incontro ha suscitato diverse reazioni, nate dalla possibilità che Ankara possa utilizzare la Tunisia come piattaforma di supporto per un proprio intervento in Libia.

Stando a quanto rivelato, il 25 dicembre, dalla presidenza tunisina, durante l’incontro con Erdogan è stata discussa una “iniziativa di pace in Libia”, che mira a riunire la popolazione libica su un unico fronte comune nell’affrontare la crisi in cui riversa il Paese. Inoltre, le due parti hanno parlato delle modalità per il cessate il fuoco nel Paese. A detta di Ergodan, la stabilità della Libia è di rilevante importanza anche per la stabilità dei Paesi vicini e, in tale quadro, la Tunisia può rappresentare un baluardo nel garantire la sicurezza in Libia.

Il partito tunisino al-Tayyar al-Chaaby, di mobilitazione popolare, si è detto contrario alla posizione assunta dal proprio Paese, in quanto allinearsi con una parte specifica significa perdere il ruolo neutrale positivo assunto precedentemente, necessario per porre fine ai combattimenti e raggiungere l’unità del Paese. A detta del partito tunisino, la crisi libica può essere solo attraverso il dialogo e non attraverso la pressione esercitata dalle “folle militari turche” e dai loro interessi. Inoltre, il coinvolgimento della Tunisia in diversi assi e alleanze internazionali potrebbe comprometterne la sicurezza.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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