Turchia: Erdogan annuncia l’invio di soldati in Libia

Pubblicato il 26 dicembre 2019 alle 11:24 in Libia Turchia

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Il giorno dopo la notizia del vertice in Tunisia, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che supporterà militarmente le operazioni del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli contro lesercito del generale Khalifa Haftar. La decisione è in linea con le richieste avanzate dal premier libico, Fayez al-Serraj, e ha ricevuto anche il sostegno di Tunisi, ha sottolineato Erdogan. A gennaio 2020, il presidente turco presenterà al Parlamento un progetto di legge che gli consentirà di inviare truppe di terra in Libia. Presenteremo la mozione alle Camere non appena riprenderanno i lavori, il 7 gennaio, ha dichiarato Erdogan durante un discorso rilasciato ad Ankara giovedì 26 dicembre. Se Dio vorrà, il Parlamento lapproverà tra l8 e il 9 gennaio e a quel punto risponderemo allinvito di Tripoli, ha aggiunto.

Lannuncio non giunge inaspettato dal momento che i legami tra Tripoli e Ankara si sono di recente fortificati. Il 27 novembre, Erdogan aveva firmato con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) alcuni memorandum dintesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Laccordo è stato poi ratificato da entrambi i Paesi ma per consentire linvio di truppe terrestri è necessario un ulteriore passaggio, che è quello dellapprovazione in Parlamento.

Il 25 dicembre, il presidente Erdogan aveva incontrato lomologo tunisino Kais Saied durante una visita a sorpresa per discutere degli sviluppi nella vicina Libia. In tale occasione, il leader turco ha chiarito ai giornalisti, in una conferenza congiunta, che i temi principali dellincontro sono stati listituzione di un cessate il fuoco in Libia e la necessità di riportare a un tavolo negoziale le due fazioni in guerra. Per quanto riguarda linterferenza dei mercenari russi nel conflitto libico, più volte condannata da diversi Paesi della comunità internazionale, Erdogan ha dichiarato: Stanno aiutando un signore della guerra. Noi invece risponderemo alla chiamata di un governo legittimo. Questa è la differenza tra noi e loro.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Negli ultimi mesi, le linee di combattimento sono cambiate poco. Ciascuna parte ha continuato ad attaccarsi a vicenda, sia via terra sia via aerea e l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

In tale quadro, il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”.

La Libia è poi in attesa della cosiddetta conferenza di pace di Berlino, un incontro a livello internazionale promosso dalla Germania, e che probabilmente avrà luogo ad inizio 2020. Con tale meeting, a cui parteciperanno i membri del Consiglio di Sicurezza, oltre a Turchia, Italia, UAE, Egitto ed altri, si mira ad invitare gli attori esterni a non interferire nel conflitto libico e ad istituire un ente internazionale permanente che monitorerà l’attuazione degli accordi stabiliti, incluso l’embargo sulle armi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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