Turchia: barcone di migranti affonda nel Lago di Van, 7 morti

Pubblicato il 26 dicembre 2019 alle 13:34 in Immigrazione Turchia

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Almeno 7 persone sono morte e altre 64 sono state tratte in salvo in seguito al naufragio di un barcone che trasportava migranti e rifugiati dal Pakistan, dal Bangladesh e dall’Afghanistan. Limbarcazione è affondata, giovedì 26 dicembre, nel Lago di Van, situato nella Turchia orientale. È quanto ha riferito l’ufficio del governatore della provincia di Bitlis, specificando che la barca si è capovolta mentre tentava di avvicinarsi ad Adilcevaz, sulle rive settentrionali del lago. L’incidente è avvenuto intorno alle 3 del mattino.

Il Lago di Van si trova vicino al confine con l’Iran ed è regolarmente attraversato dai migranti che cercano di raggiungere lEuropa da Ovest, passando attraverso la Turchia. Non è ancora chiaro quali siano state precisamente le cause dellaffondamento. Cinque persone sono state trovate morte sul posto e altre 2 sono morte in ospedale, mentre i 64 migranti soccorsi si trovano al momento sotto controllo negli ospedali o nei rifugi vicini. Lufficio del governatore ha assicurato che le forze di gendarmeria, le squadre di pronto intervento e gli agenti della polizia stanno conducendo le adeguate operazioni di ricerca.

La Turchia, che ospita la più grande popolazione di rifugiati al mondo, con 3,7 milioni di siriani, ha ripetutamente affermato che vuole trasferirli in una “zona sicura”appositamente istituita nel Nord-Est della Siria. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha inoltre avvertito che ulteriori ondate di rifugiati sono previste se le violenze in Siria non dovessero cessare.

La Turchia è un importante punto di passaggio e di approdo per i migranti provenienti dai Paesi vicini del Medio Oriente o da quelli più lontani dell’Asia, come Pakistan e Afghanistan. Secondo il rapporto “Fatal Journeys 4”del Global Migration Data Analysis Centre dell’IOM, pubblicato nei primi mesi del 2019, dal 2014, 288 Afghani sarebbero morti nella rotta dell’Asia Meridionale. In tutto il Medio Oriente, invece, tra il 2014 e il 2018 sarebbero morti circa 421 migranti.

Per quanto riguarda il passaggio di migranti dalla Turchia all’Europa, uno dei maggiori Paesi coinvolti è la Grecia. Migranti e richiedenti asilo continuano ad approdare sulle coste delle isole greche e la crisi sembra solo peggiorare. Secondo le stime del governo greco, si prevedono altre 100.000 persone in arrivo dalla Turchia nel 2020.

In generale, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 18 dicembre 2019, nel Paese sono arrivati 60.363 migranti, ovvero circa la metà del totale regionale.  I centri di accoglienza presenti sulle isole dell’Egeo, inoltre, secondo le stime, sono nel complesso popolati da circa 34.000 migranti, a fronte di una capienza per circa 10.000 persone.

In virtù di tali cifre, l’Unione Europea aveva avanzato i propri dubbi in merito alla possibile responsabilità di Ankaranell’aumento degli sbarchi in Grecia, ma la Turchia aveva smentito quanto ipotizzato, fornendo i propri dati e affermando che nei primi 8 mesi del 2018 i migranti che avevano raggiunto la Grecia dalla Turchia erano stati 30.842, mentre nel 2019 sono stati 29.025. Da parte sua, il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, aveva incontrato, per la prima volta in tale clima di emergenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 24 settembre, a margine della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale dell’ONU. Nel corso dell’incontro, i due leader avevano assicurato il reciproco impegno ad assicurare la stabilità della regione, in riferimento, secondo quanto reso noto da Mitsotakis al termine del vertice, “sia al fenomeno migratorio, sia alla questione cipriota”. Da lì, tuttavia, la situazione non è molto migliorata e anzi, in riferimento alla contesa area del Mediterraneo orientale, divisa tra Turchia, Cipro ed Egitto, un contestato accordo di collaborazione tra Ankara e Tripoli ha contribuito ad alimentare le tensioni in quella parte di mondo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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