Siria: attacchi non identificati uccidono 5 miliziani filo-iraniani

Pubblicato il 26 dicembre 2019 alle 9:34 in Iran Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alcuni droni di provenienza non identificata hanno ucciso 5 combattenti filo-iraniani nella provincia siriana orientale di Deir Az Zor, tra mercoledì 25 e giovedì 26 dicembre. “Missili la cui origine non è ancora stata accertata hanno preso di mira il quartier generale della 47esima brigata di milizie filo-iraniane nella città di al-Bukamal, nella parte orientale della provincia di Deir Az Zor, uccidendo 5 combattenti”, ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR). Il direttore, Rami Abdul Rahman ha specificato che i droni potrebbero essere stati responsabili degli attacchi, che hanno causato “forti esplosioni”. La vasta provincia desertica di Deir Az Zor, che confina con l’Iraq, ospita diversi attori del conflitto siriano oltre alle forze favorevoli al regime. Nella periferia di al-Bukamal era stata già colpita l’8 dicembre, quando 5 combattenti filo-iraniani erano stati uccisi in incursioni simili a quelle di mercoledì notte.

L’Iran e le milizie che sostiene, insieme ai combattenti provenienti dall’Iraq e da altri Paesi del Medio Oriente, hanno appoggiato il governo del presidente Bashar al-Assad durante la lunga guerra siriana. Israele, d’altro canto, ha promesso di impedire al suo rivale regionale di ottenere un punto d’appoggio in Siria e ha effettuato centinaia di raid contro obiettivi iraniani. L’ultimo risale al 23 dicembre, quando le forze armate israeliane hanno effettuato una serie di attacchi aerei in territorio siriano uccidendo 3 cittadini iraniani. Il 20 novembre, l’esercito israeliano aveva dichiarato che le proprie forze aeree avevano colpito decine di obiettivi iraniani e siriani in Siria. L’attacco, secondo quanto riferito in un comunicato dell’esercito israeliano, era stato condotto nel corso della notte tra il 19 e 20 novembre ed aveva preso di mira sia postazioni delle Quds Force, un distaccamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran, sia delle forze siriane. A detta di Israele, si era trattato di un’operazione in risposta ai missili lanciati dalle forze iraniane dai territori siriani verso Israele, nella notte di martedì 19 novembre. Tel Aviv considera l’Iran e il gruppo paramilitare libanese di Hezbollah un pericolo per l’integrità dei propri confini e si è detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. In particolare, Teheran starebbe cercando di creare una propria base militare permanente. Gli attacchi aerei israeliani rappresenterebbero altresì un tentativo di colpire i depositi di armi appartenenti ad Hezbollah.

Nel giugno 2018, le incursioni nella Siria orientale erano state attribuite a Israele anche da fonti americane, che tuttavia avevano mantenuto una condizione di anonimato. Il SOHR ha riferito che sarebbero stati uccisi per mano israeliana circa 55 combattenti pro-regime.

Il conflitto in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. La Russia, anch’essa alleata del regime, ha finora ignorato apertamente i raid aerei israeliani. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel lungo conflitto siriano, che va avanti da circa 8 anni, almeno 400.000 persone sono rimaste uccise.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.