Italia-Egitto: colloquio telefonico tra Conte e Al-Sisi

Pubblicato il 26 dicembre 2019 alle 15:12 in Egitto Italia

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, e il presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah Al-Sisi hanno avuto una “lunga conversazione telefonica” il 26 dicembre.

La notizia è stata riferita dal sito ufficiale del Governo Italiano, che aggiunge che i temi al centro della chiamata sono stati: la crisi libica, le sfide della regione mediterranea e la cooperazione bilaterale. Per quanto riguarda la collaborazione tra Il Cairo e Roma, la presidenze del Consiglio ha sottolineato la necessità di riprendere i contatti per l’urgente rilancio della collaborazione giudiziaria sull’omicidio di Giulio Regeni. Intanto, continuano le indagini relative alla morte del giovane ricercatore italiano. In occasione dell’ultima sessione della commissione parlamentare d’inchiesta a tale riguardo, tenutasi il 17 dicembre, sono stati ascoltati il procuratore di Roma, Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco.

Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri sono stati uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno della sparizione.

Secondo quanto emerso dalle audizioni del 17 dicembre, gli apparati di sicurezza egiziani hanno messo in atto quattro depistaggi. Questi, secondo quanto rivelato, hanno fatto seguito ad una tortura perpetrata in più fasi. In particolare, Colaiocco ha affermato che, stando all’autopsia eseguita in Italia, il giovane è stato vittima di torture tra il 25 e il 31 gennaio e le violenze fisiche hanno riguardato diverse parti del corpo, come riscontrato da fratture e ferite che sarebbero derivate da calci, pugni, bastoni e mazze.

Il pm Sergio Colaiocco ha poi parlato di una “ragnatela” tessuta, nei giorni precedenti la morte di Giulio Regeni, dai servizi di sicurezza nazionale egiziani, i quali hanno controllato e monitorato il giovane ricercatore prima del rapimento e dell’omicidio. In particolare, persone a lui vicine, tra cui il suo coinquilino avvocato, il sindacalista degli ambulanti e Noura Whaby, l’amica che lo aiutava nelle traduzioni, sarebbero state sfruttate dai medesimi servizi egiziani per fornire informazioni sul caso.

Il Cairo ha sempre negato il coinvolgimento dei propri apparati di sicurezza nell’omicidio. Il caso è ritornato sotto i riflettori italiani dopo che il neo-procuratore generale egiziano, Hamada al-Sawi, ha invitato il suo omologo italiano a riprendere la cooperazione. L’invito, a detta delle fonti egiziane, è stato accolto in modo favorevole dall’Italia ma quest’ultima ha definito delle condizioni da rispettare.

Fino ad ora, nessuna delle due parti ha determinato degli imputati da portare davanti alla giustizia. Inoltre, ai sensi del diritto internazionale e secondo accordi congiunti, l’accusa italiana non ha il diritto di accusare unilateralmente alcun presunto responsabile o funzionario egiziano.  Il coordinamento tra l’Italia e l’Egitto è stato completamente sospeso dal dicembre 2018, quando una delegazione italiana di diplomatici giudiziari ha visitato il Cairo per comprendere a cosa avessero portato le richieste italiane circa i risultati delle indagini e i membri accusati.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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