Israele: al via le primarie nel partito di Netanyahu

Pubblicato il 26 dicembre 2019 alle 10:25 in Israele Medio Oriente

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I membri del partito di Benjamin Netanyahu, il Likud, sono pronti a votare per stabilire chi li guiderà alle prossime elezioni generali in Israele. Le primarie, che iniziano giovedì 26 dicembre, giungono in un momento delicato per il primo ministro israeliano, coinvolto in un’indagine della Corte penale internazionale sui presunti crimini di guerra commessi da parte delle forze di Tel Aviv in Palestina. Netanyahu affronta in patria anche 3 processi separati, per accuse di corruzione, nonché l’opposizione interna di alcuni membri del suo partito che intendono cacciarlo dopo i risultati inconcludenti ottenuti alle due elezioni nazionali di quest’anno. Il primo ministro sta affrontando le diverse battaglie legali negando le accuse contro di lui e dichiarando di essere vittima di una “caccia alle streghe”. D’altro canto, il 53enne Gideon Saar dirige l’opposizione all’interno del Likud e rappresenta sempre di più una valida alternativa per quei membri del partito che sostengono un cambio di leadership.

Gli esperti suggeriscono che Netanyahu continua ad avere forti possibilità di rimanere alla testa di Likud, ma, perché ciò si realizzi, ha bisogno di una vittoria decisiva, con un ampio distacco dagli altri candidati, così da inviare all’intero partito il messaggio che solo lui può essere in grado di guidarli. Nel frattempo, tuttavia, la proposta di Saar sta guadagnando slancio. “Netanyahu ha fallito due volte, ma non a causa delle idee del Likud”, ha detto Saar, deputato di estrema destra che chiede un “rinascita” della destra israeliana.

Gli elettori si dovranno recare alle urne il 2 marzo per la terza elezione nazionale in 12 mesi. I precedenti tentativi del 9 aprile e del 17 settembre di quest’anno non sono riusciti a dare vita a una maggioranza decisiva o un governo di coalizione. “Se non facciamo cambiamenti, ci avviciniamo a un governo di sinistra”, ha detto Saar. L’ex ministro dell’Interno e dell’Educazione è particolarmente popolare tra l’ala di estrema destra del governo soprattutto in virtù della sua posizione favorevole nei confronti degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme est. Netanyahu, tuttavia, può contare ancora sul supporto di diversi membri del suo partito. Il ministro della Pubblica sicurezza Gilad Erdan ha appoggiato Netanyahu, invitando tutto il Likud a votare per lui. Rivolgendosi al partito in un video su Facebook, Erdan ha dichiarato: “Dopo aver tenuto conto di tutte le considerazioni, sono giunto alla conclusione che il primo ministro Netanyahu è la persona più adatta a continuare a guidare Likud e il Paese”.

Saar è visto come un potenziale leader che trascinerà il governo, già di destra, ancor di più in quella direzione. L’uomo ha spesso criticato Netanyahu per non aver intrapreso azioni più audaci per promuovere le rivendicazioni israeliane sulla Cisgiordania occupata. Durante la sua campagna, Saar ha deriso la soluzione a due Stati definendola pura “illusione”. Sebbene lo stesso Netanyahu abbia ampliato gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e si sia impegnato ad annettere altre parti in caso di rielezione, Saar lo ha accusato di non essere abbastanza aggressivo.

Nella giornata dell’11 dicembre, Netanyahu e il suo rivale, il leader dei Blue and Whiter, Benny Gantz, si sono rivolti accuse reciproche, ritenendosi l’un l’altro responsabili del fallimento di formare un nuovo esecutivo. Entrambi hanno ammesso di essere giunti ad un vicolo cieco, in cui anche la possibilità di alternarsi alla guida del governo non è sembrata una soluzione convincente. Tuttavia, è stato sottolineato che rimandare la formazione del governo ed indire ancora elezioni costerà caro alle casse dello Stato. In particolare, bisognerà attendere per l’adozione del bilancio per il 2020 e ciò significa attuare tagli alla spesa pubblica che influenzeranno la crescita del Paese. 

Netanyahu rimarrà in carica come primo ministro ad interim fino a quando non verrà formato un nuovo governo. Allo stesso tempo, il premier è impegnato in un triplo processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di ufficio. Tuttavia, non sarà costretto a dimettersi fino a quando non sarà ufficialmente emessa una sentenza contro di lui. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un premier è accusato di reati penali. La decisione potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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