India: minacciata la confisca dei beni per i manifestanti

Pubblicato il 26 dicembre 2019 alle 19:28 in Asia India

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Lo Stato indiano settentrionale dell’Uttar Pradesh ha minacciato i manifestanti di confiscare le proprietà dei cittadini che scendono in piazza, come risarcimento per i danni provocati dalle proteste. 

L’Uttar Pradesh è uno degli Stati più popolosi dell’India ed è fortemente interessato dalle proteste indiane delle ultime settimane. Le autorità statali hanno richiesto milioni di rupie a oltre 200 persone e hanno minacciato di confiscare le loro proprietà, per risarcire i danni arrecati alla proprietà pubblica durante le proteste contro una controversa legge sulla cittadinanza. Il governatore dell’Uttar Pradesh è Yogi Adityanath, un politico del partito indù di destra, il Bharatiya Janata (BJP), che ha sostenuto la legge sulla cittadinanza. Tale Stato è quello che ha subito alcune delle proteste più violente delle ultime settimane. Almeno 18 delle 25 persone morte durante le manifestazioni in India, fino ad oggi, sono state uccise nell’Uttar Pradesh, uno Stato già diviso a causa delle tensioni tra la comunità indù e quella musulmana. In ogni caso, centinaia di migliaia di persone in tutta l’India, in prima linea gli studenti universitari, hanno aderito alle manifestazioni, che rappresentano oggi la più importante sfida contro il primo ministro indiano, Narendra Modi, da quando è salito in carica nel 2014. 

Intanto, il 24 dicembre, le autorità federali indiane avevano rafforzato le misure di sicurezza e bloccato Internet in varie città, mentre le proteste continuavano in tutto il Paese. Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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