Nigeria: attentato di Boko Haram, 7 morti

Pubblicato il 25 dicembre 2019 alle 18:05 in Africa Nigeria

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Almeno 7 persone sono morte, in Nigeria, a causa di un attentato compiuto dai militanti di Boko Haram, nella serata del 24 dicembre.

È quanto annunciato, mercoledì 25 dicembre, da Agence France Presse, ripreso da Al Arabiya English, il quale ha altresì rivelato che l’attentato è avvenuto in un villaggio cristiano situato nei pressi della città di Chinok, nello Stato nigeriano di Borno, nel Nord-Est del Paese.

Oltre ai 7 cittadini che hanno perso la vita, i cittadini del villaggio hanno riportato che una giovane ragazza adolescente è stata rapita dai militanti di Boko Haram, i quali hanno inoltre saccheggiato le scorte di cibo e incendiato numerose abitazioni del villaggio.

Stando a quanto ipotizzato dal capo della città di Chibok, Ayuba Alamson, i militanti di Boko Haram hanno lanciato l’assalto al villaggio cristiano dall’enclave controllata dai militanti nella vicina foresta di Sambisa.

Già nel 2014, la città di Chibok era stata presa di assalto dai militanti di Boko Haram, i quali avevano rapito 276 ragazze in età scolare in un unico assalto. Da quel momento, i militari della Nigeria mantengono un presidio costante nella città di Chibok, ma ciò nonostante i militanti di Boko Haram continuano ad attaccare la città e la regione circostante.

Delle 276 ragazze rapite nel 2014, 57 sono riuscite a scappare poco dopo il loro rapimento. Altre 107 sono state rilasciate o salvate dalle autorità. Altre 112 ragazze sono invece rimaste al gruppo di militanti.

Al Jazeera English riporta che gli attacchi di Boko Haram e del gruppo affiliato all’ISIS della Islamic State West Africa Province (ISWAP) sono aumentati nell’ultimo periodo, sia contro i civili sia contro i militari.

Per quanto riguarda Boko Haram, questa è un’organizzazione terroristica islamista africana, che ha effettuato il suo primo attacco nel 2009. Da allora, il gruppo ha ucciso più di 30.000 persone e ha costretto circa 2,6 milioni di cittadini africani ad abbandonare le proprie case. La rivolta islamista di Boko Haram, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere attualmente anche il Camerun, il Niger e il Ciad e causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i 4 Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF). Diversi civili sono stati altresì costretti ad arruolarsi tra le fila dell’organizzazione e a portare a termine attacchi e attentati suicidi.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, riportate da Al Jazeera English, nei suoi 10 anni di attività, Boko Haram ha causato la morte di 36.000 persone, mentre sono circa 2 milioni i cittadini nigeriani che si sono visti costretti ad abbandonare le proprie abitazioni nel Nord-Est del Paese.

La rivolta islamista di Boko Haram, inoltre, si è diffusa nei Paesi circostanti, soprattutto in Niger, Ciad e Camerun, Paesi che si sono uniti in una coalizione militare per contrastare il gruppo di militanti islamisti.

Solo qualche anno fa, la situazione sembrava destinata a migliorare. Nel 2015, dopo essere stato eletto per la prima volta, il presidente nigeriano Buhari aveva reso noto che l’esercito aveva fatto grandi passi avanti nella lotta contro Boko Haram. I militanti erano stati cacciati da Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, e da altre città minori, trovandosi costretti a rifugiarsi nelle foreste. Tuttavia, con l’emergere di altre problematiche legate alla sicurezza, come le rivalità tra gruppi criminali nella regione di Zamfara, o le uccisioni extragiudiziali della polizia regionale e gli scontri tra agricoltori e pastori nomadi nelle aree centrali, l’attenzione delle autorità di Abuja si è spostata altrove. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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