L’appello di Re Felipe VI: “Abbiate fiducia nella Spagna”

Pubblicato il 25 dicembre 2019 alle 9:16 in Europa Spagna

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Il re di Spagna, Felipe VI, ha lanciato un messaggio di “ferma fiducia nella Spagna” e “nella forza della società spagna”, in tempi che “non sono facili”. Tempi, ha detto il monarca nel suo discorso di Natale, “di grande incertezza”, in cui, a problemi globali come i cambiamenti climatici o la rivoluzione digitale, che riguardano tutto il pianeta, la Spagna aggiunge “altre gravi preoccupazioni: il deterioramento della fiducia nelle istituzioni e, ovviamente, la Catalogna”. Di fronte a questo scenario ha chiesto “di non cedere agli estremi” e ha fatto appello a “integrare le differenze”, rispettando una Costituzione “che riconosce la diversità territoriale e preserva l’unità” del Paese.

In pieno negoziato dell’investitura del prossimo presidente del Governo e dopo aver affidato a Pedro Sánchez la formazione del esecutivo, il Re ha voluto chiarire che è scrupolosamente rispettoso del ruolo di arbitro che gli è attribuito dalla Costituzione, chiarendo che la soluzione ora tocca al Congresso. “Dopo le elezioni del 10 novembre, siamo immersi nella procedura costituzionale prevista affinché il Congresso dei deputati garantisca o neghi la fiducia al candidato proposto per la presidenza del governo. Pertanto, spetta al Congresso, conformemente alla nostra Costituzione, prendere la decisione che ritiene più conveniente per l’interesse generale di tutti gli spagnoli” – ha affermato il monarca.

Voler evitare qualsiasi ombra di interferenza politica non gli ha impedito di riconoscere la gravità del momento, con quasi 10 mesi di governo ad interim e quattro elezioni generali negli ultimi quattro anni, oltre a una crisi in Catalogna ormai cronica.

Contrariamente a quanto atteso da molti analisti, Felipe VI ha espressamente citato la Catalogna nel suo discorso. Insieme ai “cambiamenti profondi e accelerati” che causano “preoccupazione e angoscia nella società”, come i movimenti migratori o il futuro della UE, ha fatto riferimento ad “altre gravi preoccupazioni che abbiamo in Spagna”: la “mancanza di occupazione”, “Le difficoltà economiche di molte famiglie”, “il deterioramento della fiducia di molti cittadini nelle istituzioni e, naturalmente, la Catalogna”.

In realtà, il monarca non ha fatto altro che citare le principali preoccupazioni degli spagnoli, secondo il barometro del Centro de Investigación Sociológica (CIS) di novembre: disoccupazione (60,3%), incapacità dei politici (45,4%), problemi economici (30,4%) e indipendenza della Catalogna (19%). Solo dopo la corruzione compaiono problemi sociali e immigrazione (menzionati nell’11% dei casi).

Dopo aver riconosciuto che “non viviamo tempi facili”, ha sottolineato: “Proprio per questo motivo dobbiamo avere più che mai una ferma fiducia in noi stessi e nella Spagna”. Il progresso di un paese dipende dal “corretto funzionamento dello Stato” ma anche, ha sottolineato, “dalla forza della società”.

Gli spagnoli vivono oggi, ha insistito, “in uno stato di diritto sociale e democratico”, che garantisce la convivenza nella libertà e che ha trasformato la Spagna “in un paese moderno, con benefici sociali e servizi pubblici come l’istruzione e la salute”. Tutto ciò, ha avvertito, “non è stato generato spontaneamente”, ma è il risultato degli sforzi di milioni di spagnoli, “grazie alla Costituzione”, hanno condiviso una serie di valori su cui basare la coesistenza: desiderio di concordia, “che ha abbattuto muri di intolleranza, risentimento e incomprensione”; la volontà di capire; e la difesa della solidarietà, dell’uguaglianza e della libertà, “come principi vertebrali della società, facendo tolleranza e rispettando le manifestazioni del miglior spirito civico”.

In particolare, ha sottolineato – in velata allusione ai negoziati con gli indipendentisti per l’investitura del nuovo capo del governo – “la volontà di integrare le nostre differenze nel rispetto della nostra Costituzione, che riconosce la diversità territoriale che ci definisce e preserva l’unità che ci dà forza”.

Questi valori, che costituiscono il “segno distintivo” dell’attuale Spagna, ha aggiunto, “non possono essere dati per scontati”, quindi è necessario fare fare “tutto il possibile per rafforzarli ed evitare che si deteriorino”. Pertanto, ha esortato a “non cadere nell’estremismo” ed evitare sia la compiacenza che le critiche autodistruttive. “Rimaniamo uniti nei valori democratici che condividiamo per risolvere i nostri problemi, senza divisioni o scontri che solo erodono la nostra convivenza e impoveriscono il nostro futuro” – ha dichiarato rivolgendosi ai suoi compatrioti.” La Spagna non può rimanere ferma, né inseguire gli eventi”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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