La Libia al centro del vertice inaspettato tra Turchia e Tunisia

Pubblicato il 25 dicembre 2019 alle 14:27 in Tunisia Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, si è recato in Tunisia per un vertice inaspettato con il suo omologo di Tunisi, Kais Saied.

È quanto rivelato, mercoledì 25 dicembre, da Reuters, ripreso dal Guardian, il quale ha altresì specificato che la visita di Erdogan è stata la prima ricevuta da Saied dalla sua vittoria delle elezioni presidenziali, le quali si erano tenute lo scorso 13 ottobre.

Secondo quanto rivelato dall’ufficio presidenziale turco, Erdogan è stato accompagnato dal suo ministro degli Affari Esteri, Mevlüt Çavuşoğlu, e della Difesa, Hulusi Akar. In aggiunta, rivela il Guardian, era presente al vertice con il presidente tunisino anche il capo dei servizi segreti della Turchia, Hakan Fidan.

Nel corso del vertice, stando a quanto rivelato, Turchia e Tunisia hanno avuto modo di discutere dei prossimi passi da compiere, collaborando, per raggiungere un cessate il fuoco permanente in Libia il quale, ha annunciato il presidente turco, deve essere raggiunto il prima possibile. A tal proposito, ha sottolineato Erdogan nel corso della conferenza stampa tenuta a margine del vertice, la Tunisia può assumere un ruolo costruttivo e di valore, essendo il Paese nordafricano in grado di fornire un contributo prezioso per il raggiungimento della stabilità in Libia.

La visita a Saied, secondo quanto sottolineato dal Guardian, rientra nel tentativo di Erdogan di siglare accordi con i Paesi del Mediterraneo, essendo le relazioni di Ankara compromesse con Stati quali Grecia e Cipro a causa delle dispute sull’estrazione di idrocarburi.

In linea con ciò, lo scorso 27 novembre Erdogan aveva  firmato alcuni memorandum d’intesa con il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Serraj. Tali accordi erano relativi sia alla cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, sia al settore marittimo.

Per quanto riguarda la collaborazione in materia di sicurezza, il Guardian rivela che Erdogan ha dato la propria disponibilità a inviare le truppe in Libia in sostegno del governo di Serraj. A tale riguardo, il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha annunciato, martedì 24 dicembre, che potrebbe essere necessaria l’approvazione di una legge per inviare le truppe in Libia e che, per tale ragione, la misura è attualmente in preparazione. La possibilità che Ankara invii le sue truppe in Libia, rivela il quotidiano, è causa di preoccupazione per la Russia, la quale ha avuto modo di esprimere il proprio scontento.

A causare tensioni nella regione del Mediterraneo orientale è, però, soprattutto il memorandum concluso in ambito marittimo, sottolinea Reuters, il quale definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”. Ankara, invece, sottolinea il Guardian, sostiene di avere intenzione di difendere i propri diritti nella regione del Mediterraneo orientale.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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