Hong Kong: nuove proteste, gas lacrimogeno contro i manifestanti

Pubblicato il 25 dicembre 2019 alle 15:22 in Asia Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di manifestanti, ad Hong Kong, si sono recati presso diversi centri commerciali, mercoledì 25 dicembre, per protestare contro il governo cinese. Nella stessa giornata, la polizia ha lanciato gas lacrimogeno e usato manganelli contro i manifestanti.

A renderlo noto è Deutsche Welle, il quale ha altresì aggiunto che nel corso delle proteste del giorno di Natale la polizia ha arrestato un manifestante, mentre un ragazzo di 16 anni è caduto dal tetto di un ristorante nel quale le autorità avevano fatto irruzione. Il giovane, stando quanto si apprende, è attualmente in condizioni stabili.

Le unità antisommossa della polizia hanno fatto irruzione nei centri commerciali di 3 quartieri di Hong Kong per reprimere le proteste, organizzate con l’obiettivo di interrompere le compere natalizie e le attività ordinarie.

Molti dei manifestanti, rivela il quotidiano tedesco, indossano abiti neri e maschere sul volto e protestano per chiedere la liberazione di Hong Kong dall’influenza del governo cinese il quale, lamentano gli attivisti, non fornisce risposte adeguate alle richieste avanzate dai manifestanti.

Le proteste del 25 dicembre sono state represse dalle unità antisommossa della polizia grazie all’impiego di manganelli e gas lacrimogeno, il quale è stato utilizzato, rivela il quotidiano, per la seconda volta sin dall’inizio delle proteste, in atto dallo scorso 31 marzo. La prima volta che la polizia aveva utilizzato il gas lacrimogeno era stata il 24 dicembre, quando i manifestanti si erano riuniti nei centri commerciali, vestiti di nero e con gadget natalizi, e avevano lanciato ombrelli e altri oggetti contro la polizia.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina per alcuni reati. La proposta è stata ritirata ma, dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Ad oggi, sono diventate sempre più frequenti e sempre più violente. I leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. 

Le principali richieste avanzate dagli attivisti a partire dallo scorso 31 marzo sono cinque. La prima era il ritiro del contestato decreto sull’estradizione. La seconda richiesta riguarda invece l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti sia delle autorità. La terza fa appello all’ottenimento di elezioni libere e democratiche. La quarta istanza prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che sono stati arrestati dalle autorità.  

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica, ma i rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione, prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca. Tale documento definisce l’organizzazione di Hong Kong come una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese e sarà in vigore fino al 2047. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.