Vertice trilaterale tra Corea del Sud, Cina e Giappone

Pubblicato il 24 dicembre 2019 alle 15:06 in Cina Corea del Sud Giappone

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Il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, ha dichiarato che la Corea del Sud, la Cina e il Giappone hanno concordato di contribuire a promuovere il dialogo tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, durante un vertice trilaterale a Chengdu, in Cina. 

Il presidente Moon ha affermato che la pace nella penisola coreana rientra nell’interesse comune dei 3 paesi. Parlando nella città sud-occidentale cinese di Chengdu, a seguito di un incontro con il premier cinese, Li Keqiang, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, Moon ha affermato che i 3 Paesi hanno concordato sulla necessità di una stretta comunicazione. La Cina ha ospitato i leader dei Paesi vicini anche per incoraggiare una tregua tra i principali alleati militari statunitensi in Asia. L’incontro è il primo colloquio diretto tra il premier giapponese e il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, in 15 mesi.

I legami tra Seul e Tokyo hanno toccato il fondo negli ultimi mesi per questioni commerciali e altre controversie legate a decenni di aspri conflitti sull’occupazione giapponese della penisola coreana del 1910-1945. Gli Stati Uniti hanno spesso esortato i suoi due alleati a seppellire l’ascia di guerra, preoccupati che le loro relazioni stessero complicando la diplomazia in Asia. “Come maggiore potenza della regione, la Cina spera di mostrare la sua presenza diplomatica al mondo portando allo stesso tavolo i leader giapponesi e sudcoreani”, ha dichiarato Haruko Satoh, professore ed esperto di politica cinese all’università di Osaka.

Le relazioni tra Giappone e Corea del Sud si erano inasprite il 12 luglio, quando i due Paesi asiatici si erano scontrati sulle restrizioni alle esportazioni che Tokyo aveva imposto nei confronti di Seul a causa di una disputa sui risarcimenti per il lavoro forzato svolto dai sudcoreani durante l’occupazione giapponese della penisola coreana, avvenuta tra il 1910 e il 1945. Le sanzioni imposte dal Giappone ponevano un freno all’acquisto, da parte di Seul, di quei materiali che la Corea del Sud impiega nella produzione di dispositivi tecnologici. Tale misura ha comportato danni non indifferenti ai colossi sudcoreani del settore tecnologico, tra cui la Samsung Electronics Co Ltd e la SK Hynix Inc, quest’ultima produttrice di componenti utilizzate da Apple e Huawei.

Pochi giorni dopo, il 16 luglio, la Corea del Sud aveva dichiarato di avere dubbi sul rispetto da parte del Giappone delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, che prevedevano limiti ad importazioni e esportazioni in numerosi settori, tra cui quello del petrolio. In risposta, Tokyo aveva rimosso Seul dalla lista dei Paesi “con status bianco”, ovvero con restrizioni commerciali minime. In tale contesto, la Corea del Sud aveva chiamato in causa Washington, storico alleato di entrambi i Paesi, affermando che le sanzioni imposte dal Giappone avrebbero impattato anche sulle aziende dell’industria tecnologica presenti negli Stati Uniti, con ricadute su scala globale. Washington aveva in risposta deciso di far intervenire il suo diplomatico specializzato nella politica Est-asiatica, David Stilwell, che si era recato a Seul il 17 luglio e aveva affermato che Washington “sarebbe intervenuto in tutte le problematiche che vedono coinvolti la Corea del Sud e gli Stati Uniti”.  

L’accordo sulla condivisione di informazioni di intelligence tra Giappone e Corea del Sud è entrato in vigore il 23 novembre 2016 ed è diventato un simbolo degli sforzi di Washington per convincere due dei suoi principali alleati asiatici a mettere da parte la reciproca inimicizia e ad unirsi per contrastare sia la crescente influenza militare della Cina sia la minaccia nucleare e missilistica della Corea del Nord. Sebbene Seul insista sul fatto che il suo impegno a mantenere viva l’alleanza con Washington rimarrà intatto, la decisione di dimettersi dal GSOMIA ha dimostrato quanto fragile sia stato il successo di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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