Macron in Africa: la lotta contro i terroristi ha raggiunto un “punto di svolta”

Pubblicato il 24 dicembre 2019 alle 16:06 in Francia Niger

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La Francia e i suoi alleati nel Sahel hanno raggiunto un punto di svolta nella lotta contro i militanti islamisti della regione. È quanto ha detto il presidente francese Emmanuel Macron che, dopo aver visitato la Costa dAvorio, venerdì 20 e sabato 21 dicembre, si è recato in Niger, domenica 22, per incontrare il suo omologo nigerino, Mahamadou Issoufou, nella capitale, Niamey. Le prossime settimane saranno assolutamente decisive nella lotta che abbiamo ingaggiato contro il terrorismo, ha dichiarato Macron, aggiungendo che bisogna definire molto più chiaramente gli obiettivi militari, politici e di sviluppo dei prossimi 6, 12 e 18 mesi.  Loccasione per affrontare nuovamente questi temi sarà quella del summit di Pau, in Francia, previsto per il 13 gennaio.

La visita in Africa di Macron era iniziata in Costa dAvorio, dove il presidente francese ha festeggiato il Natale insieme alle sue truppe stanziate lì. Abbiamo bisogno di condizioni politiche che accompagnino il lavoro militare che facciamo qui, aveva detto Macron ai 4.500 soldati del contingente francese. Il presidente ha dunque invitato i governi delle nazioni dellAfrica Occidentale a placare i sentimenti antifrancesi, che rischiano di limitare lefficacia delle operazioni di Parigi.  Mentre nel 2013 le truppe francesi erano state accolte con speranza e positività nella regione, dopo essere riuscite a respingere l’occupazione islamista della capitale del Mali, Bamako, con il tempo sono aumentate le proteste e le voci che chiedevano alla Francia di andarsene o la accusavano di sfruttare il territorio per i loro vantaggi economici. Macron aveva poi riferito, sabato 21 dicembre, che 33 terroristi erano stati “neutralizzati” nel corso di un’operazione condotta da un suo contingente nel Mali centrale. È quanto aveva affermato durante un discorso rivolto alla comunità francese in Costa d’Avorio, specificando che due gendarmi maliani catturati dai jihadisti nella città di Mopti erano stati altresì rilasciati. 

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. Si tratta di un corpo antiterrorismo lanciato nel febbraio del 2017, con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nord-occidentale e per contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione si compone di 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Le aree di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali sono particolarmente pericolose e sono spesso teatro di attacchi da parte di gruppi estremisti. Il Country Report on Terrorism 2018 riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS) e l’ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), oltre a JNIM, ad al-Mourabitoun, ad Ansar al-Dine e al Fronte di Liberazione della Macina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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