Italia in visita alla missione NATO in Kosovo

Pubblicato il 24 dicembre 2019 alle 19:30 in Italia Kosovo

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ambasciatore italiano presso la NATO, Francesco Maria Talò, si è recato in Kosovo per visitare la missione dell’Alleanza Atlantica nel Paese balcanico, la KFOR.

È quanto rivelato, lunedì 23 dicembre, da ANSA, la quale ha altresì aggiunto che nel corso della sua visita, Talò ha avuto modo di incontrare il nuovo comandante della KFOR, il generale italiano Michele Risi, e i militari di stanza a Pristina, Carabinieri e facenti parte della Marina, dell’Esercito, dell’Aeronautica.

In aggiunta, secondo quanto si apprende, Talò ha avuto modo di discutere con Risi della situazione attuale nei Balcani, facendo sia riferimento al quadro securitario, sia allo scenario sociopolitico ed economico.  

In occasione della sua visita, Talò ha inoltre ribadito e sottolineato il ruolo del contingente militare in servizio presso il teatro kosovaro, segnalando inoltre l’importanza della settima leadership italiana consecutiva di KFOR.

La KFOR è la missione della NATO in Kosovo, autorizzata dalla risoluzione n. 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, adottata il 12 giugno del 1999. Il mandato della KFOR prevede quattro obiettivi, tutti finalizzati a sostenere il raggiungimento di una soluzione politica tra Pristina e Belgrado. Il primo obiettivo è il mantenimento della pace e della stabilità nell’area; il secondo obiettivo è quello di supportare le missioni internazionali in Kosovo; il terzo obiettivo è la creazione di uno Stato stabile, democratico, multietnico e pacifico; e il quarto obiettivo è lo sviluppo della Forza di Sicurezza del Kosovo.

Attualmente, secondo i dati diffusi da ANSA, la missione della NATO in Kosovo conta su 3.400 militari, provenienti da 28 diverse nazioni. Per quanto riguarda il contingente italiano, il Ministero della Difesa informa che attualmente sono 574 i militari impegnati in Kosovo. Tale cifra rappresenta il contingente più numeroso di Europa e Africa. In totale, il numero di personale italiano in missione all’estero è pari a circa 5.560 militari.

L’ultima visita in Kosovo dell’Italia era giunta lo scorso 20 novembre, quando il ministro italiano della Difesa, Lorenzo Guerini, si era recato a Pristina per incontrare i militari della KFOR e il presidente kosovaro, Hashim Thaci, il quale aveva ringraziato l’Italia per il suo impegno nel Paese e nella regione.

Per quanto riguarda le relazioni tra Pristina e Belgrado, le quali sono al centro del mandato della KFOR, queste sono in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.

Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

Lo scorso 12 novembre, però, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva organizzato un incontro con il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, e kosovaro, Hashim Thaci. L’intenzione di Macron di fare da mediatore tra Kosovo e Serbia era già emersa lo scorso 27 settembre, quando aveva dichiarato di avere “un piano” su come prendere parte al dialogo teso a normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia.

Nel frattempo, inoltre, Belgrado è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.