Iraq: ancora proteste contro l’establishment politico

Pubblicato il 24 dicembre 2019 alle 17:46 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Migliaia di manifestanti hanno bloccato strade e ponti nel Sud dell’Iraq, in una serie di manifestazioni per condannare il mancato rispetto da parte della classe politica di un’altra scadenza per concordare un nuovo primo ministro.

I manifestanti hanno bruciato pneumatici nelle principali città del Sud dell’Iraq, causando la chiusura di scuole ed edifici governativi, per protestare contro la paralisi politica di Baghdad. Il premier Adel Abdel Mahdi, che ha rassegnato le dimissioni a causa delle proteste contro la corruzione e la disoccupazione nel Paese, ma i negoziati sulla scelta del candidato per sostituirlo sono rimasti bloccati. La scadenza prefissata scadeva a mezzanotte del 22 dicembre. Il giorno successivo, il 23 dicembre, i manifestanti hanno cominciato a radunarsi per protestare contro lo stallo politico. 

I leader delle proteste hanno poi annunciato campagne di disobbedienza civile nelle città meridionali di Diwaniyah, Nasiriya, Hilla, Kut e Amara, “per ordine del popolo”. “Stiamo aumentando le nostre attività perché ci opponiamo a qualsiasi candidato della classe politica che ci deruba dal 2003”, ha dichiarato Ali al-Diwani, un giovane manifestante. Il principale leader sciita iracheno, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, aveva affermato che elezioni anticipate, per la formazione di un nuovo governo, rappresentano l’unica via d’uscita dai disordini che attanagliano attualmente il Paese.

Le proteste in Iraq hanno avuto inizio il 1° ottobre, quando la popolazione è scesa in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

Più di 450 persone, soprattutto civili ma anche membri delle forze di sicurezza, sono rimaste uccise dall’inizio delle manifestazioni. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno poi messo in luce l’aumento degli episodi di rapimento e sparizione forzata, riguardanti manifestanti, giornalisti ed attivisti civili. “La via più rapida e pacifica per uscire dalla crisi attuale, evitando l’ignoto o il caos o il conflitto civile, è di lasciare la parola al popolo organizzando elezioni anticipate dopo aver legiferato su una legge elettorale equa”, ha detto al-Sistani in un discorso letto da un rappresentante durante un sermone avvenuto venerdì 20 dicembre nella città santa sciita di Karbala. “Speriamo che la formazione di un nuovo governo non sia ritardata a lungo”, ha aggiunto.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.