Delegazione turca a Mosca per discutere di Siria

Pubblicato il 24 dicembre 2019 alle 12:13 in Siria Turchia

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Una delegazione turca si è recata in Russia, il 23 dicembre, per discutere della Siria, dopo che la situazione a Idlib è peggiorata a seguito di continui raid aerei e violenze diffuse. 

 La Turchia ospita almeno 3,7 milioni di siriani, la più grande popolazione di rifugiati al mondo, che sono scappati dal Paese dal 2011, anno di inizio del conflitto siriano. Almeno 1,8 milioni di questi profughi si trovano oggi stanziati in campi lungo il confine. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 22 dicembre ha dichiarato che non è in grado di gestire un nuovo flusso di siriani in entrata e ha chiesto alla  Russia di fermare gli attacchi nella provincia Nord-occidentale di Idlib, in Siria. In tale contesto, il 23 dicembre, un autobomba nel Nord della Siria, vicino al confine con la Turchia, ha ucciso almeno 8 civili, tra cui una donna e un bambino.

La Fondazione umanitaria di soccorso, un’organizzazione umanitaria con sede in Turchia, ha dichiarato che 120.000 siriani stanno fuggendo verso il confine turco, un valore superiore alle stime di Erdogan, che si aggiravano intorno 80.000. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto la fine immediata delle ostilità, e ha dichiarato di aver seguito lo spostamento di 30.000 persone solo nell’ultima settimana. “Il Segretario Generale ricorda a tutte le parti i loro obblighi di proteggere i civili e garantire la libertà di movimento”, ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric.

Una fonte diplomatica turca ha rivelato che la delegazione in Russia ha discusso anche del potenziale dispiegamento di truppe di Ankara in Libia, dopo che le due parti hanno firmato un accordo di cooperazione militare il 27 novembre. La Russia ha affermato di essere preoccupata per tale sviluppo. Inoltre, il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha telefonato con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, per discutere in prima persona degli sviluppi in Siria e Libia, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

Intanto, le forze governative siriane hanno preso il controllo sulle sezioni meridionali e orientali della provincia di Idlib, sfondando le frontiere dei gruppi ribelli. L’agenzia di stampa dello stato siriano ha riferito che l’esercito è stato in grado di “liberare i villaggi e le fattorie” nel distretto di Maaret al-Numaan, descrivendo almeno 20 villaggi ripuliti dai “terroristi”. Tuttavia, anche decine di civili sono rimasti uccisi la scorsa settimana, secondo la Protezione civile siriana, un gruppo di soccorso volontario che opera in zone della Siria detenute dai ribelli. Almeno 11 persone sono state uccise il 22 dicembre negli attacchi contro i villaggi nella periferia orientale, secondo quanto ha riferito un portavoce della Difesa civile siriana ad Al-Jazeera.

La provincia di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime di Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, tale provincia e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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