Bosnia: dopo 14 mesi di stallo, arriva il governo

Pubblicato il 24 dicembre 2019 alle 16:30 in Balcani Europa

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Dopo 14 mesi di impasse politica, il Parlamento della Bosnia ha approvato il consiglio dei ministri proposto dal premier, Zoran Tegeltija.

È quanto reso noto, lunedì 23 dicembre, da Deutsche Welle, il quale ha altresì aggiunto che l’approvazione del consiglio dei ministri da parte del Parlamento innalza le speranze in merito alle possibilità che vengano ora elaborate e implementate le riforme necessarie affinché la Bosnia diventi un candidato per l’ingresso nell’Unione Europea.

Da parte sua, Bruxelles, nella persona dell’Alto Rappresentante, Josep Borrell, e del Commissario per l’Allargamento, Oliver Valhelyi, ha dichiarato di ritenere che la nomina del governo si pone quale primo passo per il rinnovo dell’impegno politico da parte dei partiti del Paese, i quali potranno concentrarsi sul percorso di integrazione e di ingresso nell’Unione Europea.

Le prime riforme da adottare e implementare durante tale percorso, ha dichiarato l’UE, dovranno appartenere principalmente alla sfera dello stato di diritto, dei diritti fondamentali e dell’amministrazione pubblica, oltre a un generale miglioramento dei valori democratici.

Il lavoro richiesto, ha riconosciuto l’UE, richiede un grande impegno da parte sia del potere legislativo, sia di quello esecutivo. Tuttavia, l’UE ha annunciato che Bruxelles sarà pronta a sostenere a pieno e ad accompagnare la Bosnia nel suo percorso di integrazione nel blocco comunitario.

Prima di formare il suo governo, la Bosnia si trovava in una fase di impasse politica dalle ultime elezioni, le quali si erano tenute nell’ottobre 2018. La principale causa di tale stallo era il disaccordo nella presidenza tripartita bosniaca, composta da un presidente di etnia serbo ortodossa, uno di etnia croata, di fede cattolica, e uno di etnia bosniaca, musulmano, in merito all’integrazione di Sarajevo nella NATO.

Nel mese di novembre 2019, la presidenza tripartita aveva raggiunto un compromesso e aveva nominato come primo ministro Zoran Tegeltija, un economista serbo-bosniaco, ex ministro delle finanze della Repubblica autonoma serba della Bosnia, la Republika Srpska.

Il governo proposto da Tegeltija ha ricevuto la fiducia da parte di una grande fetta del Parlamento bosniaco, composto da 42 parlamentari, di cui 29 hanno approvato i ministri presentati dal premier.

Le ultime elezioni politiche in Bosnia si erano tenute domenica 7 ottobre 2018. All’indomani del voto, in occasione dell’annuncio dei risultati elettorali, i partiti nazionalisti dell’etnia croata, bosniaca e serba annunciavano la propria vittoria, in quella che si presentava una legislatura divisa dal nazionalismo e dalla rivalità etnica.

Ciò, però, aveva sottolineato il Deutsche Welle, avrebbe potuto minare all’integrazione della Bosnia sia nella NATO, sia nell’Unione Europea.

La Bosnia, nello specifico, ha un sistema politico che, nato all’indomani della guerra in Jugoslavia, garantisce che tutte le comunità etniche siano rappresentate in parlamento e nel governo. Tuttavia, tale struttura, spesso accompagnata dalla debolezza del governo stesso, è causa di impasse politica.

Ciò ha fatto sì che il Paese risultasse più lento rispetto agli altri Stati balcanici nel suo percorso di riforme tese all’integrazione nel blocco comunitario. Tali riforme, sottolinea Deutsche Welle, erano spesso state bloccate a causa di dispute politiche ed etniche.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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