Manifestanti di Hong Kong in solidarietà con gli Uiguri

Pubblicato il 23 dicembre 2019 alle 10:05 in Cina Hong Kong

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I manifestanti di Hong Kong si sono riuniti per una protesta in cui dichiaravano il proprio sostegno dell’etnia Uiguri contro le violenze di Pechino. La polizia ha disperso la folla con manganelli e spray urticanti.

La manifestazione ha avuto luogo domenica 22 dicembre, presso il porto di Hong Kong, dove nel primo pomeriggio si erano radunate più di 1.000 persone. Le proteste sono state inizialmente pacifiche, con una folla mista di giovani e anziani, vestiti prevalentemente di nero, che sventolavano bandiere e manifesti che rappresentano l’etnia cinese, prevalentemente musulmana, degli Uiguri. Alcuni striscioni riportavano le scritte: “Uiguri liberi, Hong Kong libera” e “Falsa autonomia in Cina si traduce in genocidio”. Decine di poliziotti hanno marciato attraverso una piazza pubblica sul porto di Hong Kong per affrontare i manifestanti che hanno risposto lanciando bottiglie di vetro e pietre contro le forze di sicurezza.

La protesta mette insieme due parti geograficamente opposte della Cina, Hong Kong a Sud e la regione degli Uiguri, lo Xinjiang, situato a Nord-Ovest del Paese. Entrambe le realtà sono caratterizzate da problematiche nei confronti della gestione del governo centrale di Pechino. “Penso che la libertà e l’indipendenza di base dovrebbero esistere per tutte le persone, non solo per Hong Kong”, ha dichiarato una donna di 41 anni soprannominata Wong che ha partecipato alla protesta del 22 dicembre, con suo marito.

Sin dagli anni ’90, alcuni gruppi di etnia Uiguri avevano avviato attività indipendentiste, che sono state duramente represse dalla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha attuato azioni di soppressione culturale, religiosa e discriminazioni di vario genere contro la popolazione. Migliaia di Uiguri sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang. In tali strutture, la Cina è accusata di aperte violazioni dei diritti umani, in particolare di torture ai danni dei detenuti. Pechino, da parte sua, respinge tutte le accuse. Le autorità cinesi sostengono che gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli Uiguri sono colpevoli di organizzare attacchi terroristici contro la popolazione cinese Han che vive nella restante parte dello Xinjiang e in altre parti della Cina. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong, invece, sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e sempre più violente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica, ma i rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione, prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca. Tale documento definisce l’organizzazione di Hong Kong come una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese e sarà in vigore fino al 2047. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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