Mali: 33 terroristi uccisi dai soldati francesi

Pubblicato il 23 dicembre 2019 alle 11:53 in Francia Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente francese Emmanuel Macron ha riferito che 33 terroristi sono stati neutralizzati” nel corso di unoperazione condotta da un suo contingente nel Mali centrale. È quanto ha reso noto, sabato 21 dicembre, durante un discorso rivolto alla comunità francese in Costa dAvorio, specificando che due gendarmi maliani catturati dai jihadisti nella città di Mopti sono stati altresì rilasciati. Questa mattina siamo riusciti a neutralizzare 33 terroristi, a catturare un prigioniero e a liberare 2 gendarmi maliani che erano tenuti in ostaggio, ha detto Macron durante il suo discorso. Il comandante dellesercito francese ha dichiarato che i soldati a bordo degli elicotteri hanno utilizzato droni nell’attacco contro la zona dove operano i militanti di Katiba Macina, un gruppo islamista affiliato ad al-Qaeda. Si tratta della stessa area dove i soldati francesi, circa un anno fa, avevano rivendicato, erroneamente, la morte del leader del gruppo, Amadou Koufa.

Macron si trova in visita in Costa dAvorio per celebrare il Natale con le truppe francesi. Il presidente ha affermato che Parigi lavorerà duro per dare nuova forza alla lotta contro i gruppi armati della regione africana del Sahel.  La Francia è il Paese con la maggior presenza militare in Africa occidentale. Dopo la Costa dAvorio, il presidente si è recato in visita in Niger.  

L’incontro con i leader africani preparerà il campo al tanto atteso meeting sulla sicurezza che è stato organizzato per il 13 gennaio nella città francese di Pau. Al vertice parteciperanno i capi di Stato dei 5 principali Paesi africani del Sahel, ovvero Niger, Ciad, Mauritania, Mali e Burkina Faso. Il summit è stato richiesto dal presidente Macron dopo l’incidente aereo che ha coinvolto due elicotteri francesi entrati in collisione sui cieli del Mali il 25 novembre. A seguito dell’impatto, tutti e 13 i soldati a bordo dei velivoli sono rimasti uccisi. I 4.500 militari francesi presenti nel Sahel si trovano al momento impantanati, senza indicazioni precise su come muoversi. Inoltre, crescono nella regione le voci critiche e aumenta sempre di più il dissenso nei confronti delle mosse di Parigi, giudicate inadatte a riportare la stabilità e la sicurezza. “Voglio che i leader del Mali, del Niger, del Burkina Faso, del Ciad e della Mauritania chiariscano e formalizzino le loro richieste riguardo alla Francia e alla comunità internazionale: vogliono la nostra presenza e ne hanno bisogno? Voglio risposte chiare a queste domande”, aveva affermato Macron in conferenza stampa dopo il vertice della NATO a Londra, mercoledì 4 dicembre. “Non posso avere truppe francesi sul territorio se c’è ambiguità da parte delle autorità nei confronti dei movimenti antifrancesi”, aveva aggiunto. Mentre nel 2013 le truppe francesi erano state accolte con speranza e positività nella regione, dopo essere riuscite a respingere l’occupazione islamista della capitale del Mali, Bamako, con il tempo sono aumentate le proteste e le voci che chiedevano alla Francia di andarsene o la accusavano di sfruttare il territorio per i loro vantaggi economici. 

L’incontro di Pau era stato inizialmente fissato al 16 dicembre, ma, per volere del presidente nigerino, Macron ha acconsentito a posticipare la data visto lo stato di shock provocato nel Paese dalla morte dei 71 soldati. In merito all’incontro con i leader africani, il capo dell’Eliseo aveva affermato, sempre il 4 dicembre: “La loro risposta è oggi una condizione necessaria affinché le nostre truppe rimangano”. 

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. Si tratta di un corpo antiterrorismo lanciato nel febbraio del 2017, con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nord-occidentale e per contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione si compone di 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Le aree di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali sono particolarmente pericolose e sono spesso teatro di attacchi da parte di gruppi estremisti. Il Country Report on Terrorism 2018 riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS) e l’ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), oltre a JNIM, ad al-Mourabitoun, ad Ansar al-Dine e al Fronte di Liberazione della Macina.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.