Libano: i leader delle proteste rifiutano i colloqui con il premier

Pubblicato il 23 dicembre 2019 alle 11:20 in Libano Medio Oriente

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I leader delle proteste, in Libano, hanno rifiutato l’invito del primo ministro designato, Hassan Diab, a partecipare ai colloqui sulla formazione di un nuovo governo. Le piazze dichiarano di non essere pronte a manifestare il proprio sostegno.

I manifestanti insistono sulla necessità di un cambiamento radicale nell’establishment politico, che denunciano come corrotto e inetto. Il 22 dicembre hanno, quindi, rifiutato la proposta del nuovo premier e chiedono di rispettare la necessità di cambiamento nel Libano. I partecipanti alle proteste supportavano l’ipotesi di un governo di indipendenti ed esperti senza legami con i partiti settari del Paese. Hassan Diab, un professore di ingegneria precedentemente ministro dell’istruzione, è stato incaricato giovedì 19 dicembre di formare un governo e aveva quindi chiesto ai manifestanti di dargli una “possibilità” e di contribuire alla discussione per la formazione di un esecutivo di esperti indipendenti, entro 4-6 settimane.

Tuttavia, la richiesta di consultazioni non è stata accolta dai leader dei movimenti di piazza libanesi. Una piccola folla di manifestanti si è radunata fuori dalla casa di Diab e ha urlato contro i visitatori che vi entravano, sostenendo di rappresentare il movimento senza leader del Paese. “Non ci rappresenti”, gli inveivano contro. I pochi che hanno risposto alle richieste di colloquio di Diab includevano persone in gran parte sconosciute e non effettivamente identificabili come rappresentanti del movimento di protesta.

Il neopremier è stato designato primo ministro con 69 voti, il 19 dicembre. Ad appoggiarlo sono stati i maggiori partiti politici sciiti, ovvero Hezbollah ed Amal, oltre al Free Patriotic Movement, partito del presidente Aoun di matrice maronita. Insieme, tali gruppi detengono la maggioranza dei 128 seggi parlamentari. Nel frattempo, i movimenti di protesta rimangono attivi. Nella stessa giornata del 19 dicembre, i manifestanti libanesi si sono riuniti nuovamente in una delle piazze centrali di Beirut, Piazza dei Martiri, in segno di protesta contro l’elezione di Diab a primo ministro. I disordini hanno interessato anche altre aree nel Nord del Paese, tra cui Tripoli e Sidone. 

I manifestanti libanesi sono scesi in piazza a partire dal 17 ottobre, chidendo le dimissioni dell’attuale governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. La popolazione libanese richiede un nuovo governo tecnocratico, formato da personalità indipendenti da qualsiasi movimento politico, ma in grado di mettere in atto misure che risanino un Paese in piena crisi economica e politica, la peggiore sin dalla guerra civile del periodo 1975-1990.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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