Esplosioni sconvolgono le Filippine

Pubblicato il 23 dicembre 2019 alle 14:22 in Asia Filippine

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Una serie di esplosioni hanno sconvolto 3 diverse città nel Sud delle Filippine, ferendo almeno 17 persone. Alcuni attacchi erano specificatamente diretti contro gruppi di soldati.

Gli attacchi si sono susseguiti in diverse città, uno dopo l’altro, nella giornata di domenica 22 dicembre. Una bomba a mano è stata lanciata su un camion militare che pattugliava la città di Cotabato, nell’isola meridionale di Mindanao. Il bilancio finale è di 8 soldati e 4 civili feriti a causa delle schegge delle bombe. Poco dopo, si è verificata l’esplosione di ordigni artigianali nella vicina città di Libungan, che hanno ferito 5 civili. Uno di questi è in condizioni “gravi”, secondo quanto ha affermato il portavoce militare regionale, il maggiore Arvin Encinas. Un’altra esplosione è stata registrata nella vicina città di Maguindanao, appena dopo. Non è chiaro se vi siano feriti o vittime.

Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità degli attacchi, avvenuti dopo che il governo aveva annunciato che quest’anno avrebbe revocato lo stato d’emergenze militare sull’isola, dato il miglioramento delle condizioni di sicurezza. “Non sottovalutiamo la possibilità che i Combattenti Islamici per la Libertà di Bangsamoro o altri gruppi ispirati all’ISIS si celino dietro a tutto questo”, ha dichiarato Encinas. Ci sono diversi gruppi armati nelle Filippine, inclusa una fazione che fomenta una rivolta separatista a Mindanao e che è nota per attacchi già effettuati in passato.

Il presidente filippino, Rodrigo Duterte, aveva annunciato, il 10 dicembre, che avrebbe revocato legge marziale entro la fine dell’anno a Mindanao. “L’Ufficio del presidente desidera annunciare che Rodrigo Roa Duterte non estenderà la legge marziale a Mindanao oltre la sua scadenza del 31 dicembre 2019”, aveva dichiarato il portavoce del presidente, Salvador Panelo. Duterte aveva imposto il controllo militare a Mindanao il 23 maggio 2017, dopo che centinaia di militanti di due gruppi armati, tra cui Abu Sayyaf, avevano assediato la città meridionale di Marawi. L’ordine, che doveva durare solo 60 giorni, è stato prorogato fino alla fine del 2017 e successivamente rinnovato fino alla fine del 2018, quindi alla fine del 2019. A supporto di tali decisioni, il governo aveva citato le continue preoccupazioni per la sicurezza dell’area. 

L’isola di Mindanao ospita circa 20 milioni di persone, ma i disordini sono stati prevalentemente limitati alla città di Marawi. I più critici rispetto alle azioni del governo hanno messo in dubbio la legalità dell’ordine di Duterte, ma la Corte Suprema ha negato la possibilità di appellarsi a tale politica, sostenendo che questa fosse necessaria a reprimere la ribellione armata, che è durata per 5 mesi. Negli scontri a Marawi sono morte più di 1.000 persone e ben 600.000 sono rimaste sfollate. L’assedio da parte delle forze di sicurezza filippine si è concluso a ottobre 2017. Nonostante la legge marziale, alcuni critici hanno affermato che Duterte non è riuscito a fermare gli attacchi armati, incluso il bombardamento di una chiesa cattolica romana a Jolo, che ha causato la morte di almeno 20 persone nel gennaio 2019.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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