Algeria: muore il capo dell’esercito Ahmed Gaid Salah

Pubblicato il 23 dicembre 2019 alle 15:40 in Africa Algeria

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Il potente capo dellesercito algerino, Ahmed Gaid Salah, è morto alletà di 79 anni. Tale evento lascia momentaneamente le forze armate del Paese senza un proprio leader. Salah era stato nominato alla testa dellesercito dallex presidente algerino Abdelaziz Bouteflika e rimaneva uno dei maggiori baluardi del vecchio regime. Salah è sempre stato un fedele sostenitore di Bouteflika ma quando, a febbraio, le proteste contro lex leader si sono intensificate fino a diventare ingovernabili, luomo ha invitato il presidente a rassegnare le dimissioni. Bouteflika ha lasciato il potere il 2 aprile e il capo dellesercito ha di fatto preso il comando del Paese.

Nato nel 1940 nella regione di Batna, circa 300 km a Sud-Ovest di Algeri, Gaid Salah ha speso più di 60 anni nelle forze armate. Alletà di 17 anni, è entrato nellEsercito di Liberazione nazionale algerino e ha preso parte alla guerra contro i colonizzatori francesi. Quando lAlgeria ha proclamato la sua indipendenza, nel 1962, dopo circa 132 anni di dominio francese, Salah è entrato a far parte dellesercito regolare, ha frequentato unaccademia militare sovietica e ha affatto carriera salendo volta in volta di rango. Negli anni si è guadagnato la fama di uomo impulsivo, dal carattere duro e dallatteggiamento talvolta brutale. Nel 2004, era stato scelto da Bouteflika come capo di stato maggiore al posto di Mohamed Lamari. Nellultimo periodo, tuttavia, è stato visto prendere più volte le parti dei manifestanti che chiedevano un cambiamento radicale.

In Algeria, a seguito delle elezioni del 12 dicembre, lex primo ministro Abdelmadjid Tebbouneè stato nominato nuovo presidente del Paese. L’elezione di Tebboune giunge in un momento critico per l’Algeria, che è stata sconvolta da 9 mesi di proteste a livello nazionale. Queste sono iniziate il 22 febbraio, per contrastare la volontà dell’ex presidente Bouteflika di estendere ulteriormente il proprio governo, durato 20 anni. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

In tale contesto, l’elezione di Tebboune non è accettabile per le piazze algerine. Il neo eletto presidente sarebbe a sua volta vicino al generale Salah, anche se negli ultimi mesi ha cercato di prendere le distanze da quella che ha definito la “banda” di Bouteflika. Questo atteggiamento gli è valso la lode da parte di alcuni algerini. Nei suoi primi commenti pubblici dopo la vittoria, Tebboune ha affermato che “tenderà una mano” al movimento di protesta “per un dialogo, per costruire una nuova Algeria”. Parlando a una conferenza stampa, ha anche affermato che avvierà “consultazioni” sull’elaborazione di una nuova Costituzione che verrà sottoposta agli elettori in un referendum e ha anche promesso di introdurre riforme per ridurre le spese per le importazioni.

Oltre ad essere state considerate una “farsa”, le ultime elezioni rappresentano, per gli algerini, un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’ex presidente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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