USA-Giappone: stretto dialogo alla luce delle minacce della Corea del Nord

Pubblicato il 22 dicembre 2019 alle 19:55 in Giappone USA e Canada

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Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha discusso con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, degli sviluppi relativi alla Corea del Nord, all’Iran e alla guerra commerciale con la Cina. 

La notizia è stata riferita da un portavoce della Casa Bianca e arriva il giorno successivo ad una telefonata tra Trump e il presidente cinese, Xi Jinping, sugli stessi temi. “Il presidente Trump e il primo ministro Abe hanno concordato di continuare uno stretto dialogo e coordinamento, in particolare alla luce delle recenti dichiarazioni minacciose rilasciate dalla Repubblica democratica popolare di Corea”, ha affermatp il portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, utilizzando il nome ufficiale della Corea del Nord.

La tensione nella penisola coreana continua a crescere. A seguito di una risoluzione dell’ONU sulla situazione relativa ai diritti umani nel Paese asiatico, la Corea del Nord ha avvertito che gli Stati Uniti l’avrebbero “pagata cara” per ogni “abuso verbale”. La dichiarazione è arrivata da un portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano ed è stata resa pubblica sabato 20 dicembre. Questa avverte che se gli Stati Uniti avessero cercato di contestare il sistema di governo della Corea del Nord citando problemi riguardanti i diritti umani, l’avrebbero “pagata cara”. Tale minaccia fa riferimento a fatti che si sono svolti mercoledì 18 dicembre, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) ha condannato le violazioni “di lunga data e ancora in corso” della Corea del Nord, in una risoluzione sponsorizzata da decine di Paesi, tra cui gli Stati Uniti. L’inviato di Pyongyang presso le Nazioni Unite ha immediatamente condannato la decisione dell’UNGA. 

La dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri nordcoreano arriva dopo che l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, Stephen Biegun, si era recato a Pechino per discutere della distensione nella penisola coreana e aveva esortato pubblicamente Pyongyang a tornare ai colloqui. Non c’è stata una risposta diretta dalla Corea del Nord alla richiesta di Biegun. Nelle ultime settimane, tuttavia, Pyongyang ha intrapreso azioni provocatorie contro gli Stati Uniti. La Corea del Nord, il 2 dicembre, aveva già lanciato una velata minaccia agli Stati Uniti affermando che Washington deve decidere quale “regalo” vuole per Natale. Tale frase faceva riferimento alla scadenza di fine anno imposta da Pyongyang a Washington per “cambiare atteggiamento” nei negoziati. “Ciò che resta da fare ora lo decidono gli Stati Uniti, sta interamente a loro capire quale regalo di Natale vorranno ottenere”, ha dichiarato il delegato nordcoreano in questione. Questo ha poi chiesto che si avvii “un dialogo sostenuto e sostanziale”.

Intanto, il Paese asiatico ha ripreso anche ad effettuare test missilistici. L’ultimo di questi è stato annunciato il 14 dicembre. Si sarebbe trattato di un “test cruciale” da una base di lancio di missili a lungo raggio. Questo ultima esercitazione rafforzerebbe ulteriormente il “deterrente nucleare strategico” del Paese, secondo i media nordcoreani. L’Accademia della scienza della difesa della Corea del Nord non ha specificato cosa sia stato testato, ma è noto che il lancio è stato effettuato il 13 dicembre. La Corea del Nord aveva già dichiarato di aver condotto un “test molto importante” dalla stessa base, l’8 dicembre. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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