Mali: più di 100.000 bambini sfollati

Pubblicato il 22 dicembre 2019 alle 7:15 in Africa Mali

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Save The Children, l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti dell’infanzia, ha dichiarato che in Mali oltre 100.000 bambini risultano sfollati, dopo l’ultima escalation di violenze. In più, su un totale di circa 1 milione, un terzo non va a scuola perché, a cause della dilagante insicurezza, la maggior parte degli edifici scolastici sono stati chiusi. L’organizzazione umanitaria ha infine reso noto che un quinto della popolazione maliana ha bisogno di immediato sostegno umanitario.

Il Mali, come gran parte degli Stati del Sahel, sta assistendo a una drammatica crescita della violenza e degli attentati a carattere jihadista.

Il 18 dicembre, l’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa Occidentale e la regione del Sahel, Mohammed Ibn Chambas, ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che l’area è “sconvolta da una violenza senza precedenti”. I continui attacchi sui civili e sul personale militare continuano ad aggravare la fiducia pubblica, diffondendo tra la popolazione un senso di disperazione e sconforto. “Gli incidenti nella regione mostrano come il terrorismo, il crimine organizzato e la violenza etnica possano facilmente intersecarsi. Ciononostante, è essenziale evitare confusioni distinguendo tra i vari fattori trainanti dei conflitti”, ha dichiarato Chambas alla presenza dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Quest’anno, la violenza dei militanti islamisti è stata particolarmente brutale, soprattutto in Burkina Faso, che ha assistito alla diffusione di attentati contro fedeli cristiani, civili e postazioni militari. Anche il Niger ha subito un’ondata simile di attacchi contro diversi obiettivi. “I fattori endogeni che sono stati determinanti per l’esplosione dei conflitti locali includono deficit di governance, in particolare cattiva gestione delle risorse naturali, disuguaglianze ed emarginazione, corruzione e, in generale, profondo fallimento dei governi nell’adempiere alle loro funzioni di base”, ha sottolineato Chambas. I membri del Consiglio di Sicurezza hanno invitato a un dialogo più audace e approfondito con le comunità locali, scosse da violenze intestine tra gruppi rivali.

In Mali, la sicurezza è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

Le autorità di Bamako si servono soprattutto dell’aiuto della missione dell’Onu, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi stanziate nel Paese per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. Nell’ambito della MINUSMA, le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito. Si tratta della missione più pericolosa tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad hanno istituito, nel febbraio 2017, la forza antiterrorismo G5 Sahel per combattere la minaccia terroristica e prevenire gli attentati. Si tratta di un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali. Il contingente è impegnato a contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani proprio nella regione del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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